FEDERICA RIGHINI & RICCARDO ZADRA "Brahms: string quintets in the composer's four-hand piano version"
(2026 )
L'indubbia difficoltà tecnica non impedisce agli interpreti di rendere, squisitamente ed al meglio, queste trascrizioni per pianoforte a quattro mani curate dallo stesso compositore dei quintetti per archi di cui l'Opus 88 e l'Opus 111.
Il Quintetto per archi n. 1 in Fa maggiore, Op. 88 "Primavera" che si articola in soli tre movimenti, invece dei classici quattro, un Allegro non troppo, in tempo di 3/4, che si apre con un tema sereno e pastorale evocante immediatamente un'atmosfera bucolica, seguito dal Grave ed appassionato - Allegretto vivace - Tempo I - Presto - Tempo, il cuore sperimentale del quintetto in cui Brahms fonde insieme il movimento lento e lo Scherzo, alternando sezioni solenni e malinconiche in tonalità minore a segmenti rapidi, vivaci e danzanti, ed infine l'Allegro energico travolgente, che unisce la severa tecnica della fuga barocca (sul modello di Bach) con la dinamicità della forma-sonata classica.
Il duo affronta la complessa trascrizione con una tecnica ferrea e una profondità espressiva straordinaria, riuscendo a restituire intatta l'intensità e la densità orchestrale per cui in origine pensata e scritta.
Il Quintetto per archi n. 2 in Sol maggiore, Op. 111 doveva essere nelle intenzioni di Brahms il suo addio definitivo alla composizione, la cui struttura segue la tradizionale ripartizione in quattro movimenti, l'"Allegro non troppo, ma con brio", di monumentale vigore, l'"Adagio", un movimento profondo e severo in Re minore, strutturato come un tema con variazioni e venato da una malinconia tipicamente tardo-romantica, segue "Un poco allegretto" un intermezzo grazioso, delicato e cullante, quasi un valzer nostalgico, "Vivace ma non troppo presto", un finale brioso e liberatorio, fortemente influenzato dai ritmi e dalle melodie della musica popolare ungherese (stile Csárdás), che chiude l'opera in un clima di festa.
Gli esecutori dimostrano la padronanza stilistica e tecnica assoluta nell'affrontare la composizione con sensibilità interpretativa illuminando le trascrizioni di Brahms con luce nuova e vibrante. (Elisabetta Amistà)