LUC MABAL "Mali Bolivia"
(2026 )
Se la musica contemporanea soffre spesso di un eccesso di prevedibilità, i Luc Mabal arrivano a scompigliare le carte con un progetto che è, già dal titolo, una dichiarazione d'intenti e una provocazione geografica: "Mali Bolivia" (pubblicato a marzo 2026 per la Gutenberg Music).
Otto tracce che non si limitano a fondere generi, ma ridisegnano i confini della World Music, muovendosi fluidamente lungo una linea sottile che unisce le suggestioni dell'Afro-jazz, la spigolosità del rock alternativo e un misticismo acustico quasi ancestrale.
L'album non cerca la via del compromesso facile. Laddove ci si potrebbe aspettare una cartolina patinata da "turismo musicale", i Luc Mabal rispondono con una produzione ruvida e coraggiosa. Il contrasto è il vero motore del disco: l'Africa dei deserti e dei ritmi ipnotici incontra l'aridità e le altitudini delle Ande.
Le chitarre, sospese tra accenni di desert-rock e graffi rock tradizionali, dialogano con spazi sonori espansi, dove il silenzio ha lo stesso peso delle note. Brani come "Silence" e "Alliance" mostrano le due anime del disco. Il primo vive di sottrazioni, evocando i grandi spazi aperti e un senso di solitudine quasi sciamanico; il secondo è un intreccio più serrato, un vero e proprio patto sonoro in cui la sezione ritmica prende il controllo e trascina l'ascoltatore in una trans emotiva.
Splendida anche "The Ancestors", una traccia che profuma di terra e di radici, capace di evocare spiriti antichi senza mai risultare nostalgica o derivativa. Con una scaletta essenziale di 8 brani, ''Mali Bolivia'' evita qualsiasi tipo di riempitivo. Ogni traccia è un capitolo necessario di un viaggio transoceanico.
''Mali Bolivia'' non è un disco da ascoltare in sottofondo. Richiede attenzione, quasi a pretendere che l'ascoltatore si perda tra la polvere di Bamako e le vette di La Paz. I Luc Mabal hanno firmato un'opera coraggiosa e profondamente originale. Questo è un album che affascina per il suo rifiuto di farsi catalogare: è jazz nell'attitudine, rock nell'energia e profondamente "etnico" nell'anima.
Un viaggio racchiuso in un digipak che conferma come, nel 2026, la vera avanguardia risieda ancora nella capacità di far dialogare le culture più distanti. Un ascolto imprescindibile per chi cerca nuova linfa nel panorama indipendente. (Andrea Rossi)