MICO ARGIRO' "Antologia d'amore"
(2026 )
Nuovo lavoro per Mico Argirò, “Antologia d'amore” raccoglie dodici sue canzoni che affrontano questo sentimento popolare da più angolazioni. Sono canzoni intrise di diversi tipi di quotidianità, ogni tanto condite da un pizzico d'ironia, ogni tanto condite da espressioni esplicite.
“Mina e Celentano” rappresenta le gentili preoccupazioni di un uomo innamorato: “Come sapere se sei tu la donna giusta per te, ma non vorrei essere io quello sbagliato”. Citare insieme i due noti artisti, fa ricordare la loro collaborazione del '98, da cui uscirono brani simpatici come “Che t'aggia di'” e stilosi come “Brivido felino”, ma anche la terrificante “Acqua e sale”, brano feticcio dei pianobaristi.
Il brano è citazionista di suo, mischiando due classici in un verso: “Il cielo nella stanza dipinto di blu”. Il coito è il fulcro di diverse canzoni (oltre che della copertina), nel senso delle pulsioni, dell'atto e di ciò che lo circonda. “Grattacieli” contestualizza la copula nel capoluogo meneghino: “Mentre facciamo l'amore guardando i grattacieli di Milano, la scia di un aereo, la 62 che passa, che guardi lontano”.
“Istruzioni per uccidere il primo amore” scherza sulla fine del primo amore, quello che nun se shcorda mai, che per tagliare la testa al toro si decide di farlo coincidere con l'omicidio dell'ex: “Se devi farlo fallo ora, shparame 'n pietto mia creatura, se devi uccidermi non farlo col veleno, prendi la mira, fammi morire sul tuo seno”.
“Nun m'agg' scurdat” alterna ancora di più italiano e dialetto campano, rivolgendosi a una ex che si sta per sposare, avvisandola che se ha tempo entra pure in chiesa ad assistere al matrimonio. “Assenza” forse è una delle canzoni meglio riuscite, con quest'anafora della “pubblicità ingannevole” delle azioni di lei in strofa, e un ritornello orecchiabile che ricorda il concetto di società liquida di Zygmunt Bauman: “Dimmi come posso fare a perderti senza rimanerci male, senza arrendermi a tutta questa liquidità”.
“Rossana” torna ai ricordi d'infanzia, che risale agli anni Novanta, citando il giornalino porno, e poi Ken il Guerriero, la fiat Tipo dello zio, e l'amaro di quelle famigerate caramelle Rossana. Tanti le ricordano con affetto, ma come potete? Erano dure come la vita... Capisco bene l'ironia di Argirò.
“Tinder Cuore Mangiato” ci riporta al presente liquido, e alle relazioni pilotate dalle app per incontri: “Mangiami il cuore, in questo locale alla moda, su un piatto di plastica, gin tonic apericena”.
“24-7” ci riporta a Milano, citando piazza Morbegno ma anche un noto ipermercato: “Innaturale che mi metto a pensarti 24-7, come alle 4 nel Carrefour con in mano le coperte”. Altro pezzo interessante è “Tossica”, dove il testo è cantato in prima persona dal punto di vista di una donna ossessiva, che fa stalking: “Vengo a prenderti stasera a casa e non importa se non ci sei. Ti ho lasciato sulla porta un foglio, dimmi che sei solo mio. Mi allarmo un botto se non mi rispondi, con chi starai parlando?”.
Verso la fine, Argirò si alterna con un coro femminile a ripetere: “Le coltellate”, ma la canzone non lascia intendere cosa sia realmente successo. Ma se questa è una relazione tossica e oppressiva, di tutt'altro approccio è “Lezioni di tenebra”, dove il legame è letterale, fisico, ma consensuale, raccontando un rapporto BDSM senza filtri: “Tienimi al guinzaglio non lasciarmi andare, dimmi che son tua, fammi gattonare, e quando f..a e testa sono pronte, riempile di c...o e di parole”.
Verso la fine cita pure la pratica del denial: “E quando stremata starai per venire, ti dovrai fermare”. La penultima canzone, “Per sempre”, sembra un'involontaria risposta all'anacronistica “Per sempre sì” di Sal Da Vinci. “La mia generazione non ci crede, non è nemmeno uno stipendio a fine mese”. Ma poi il protagonista auspica una relazione stabile, descritta con un guizzo stavolta poetico: “Per sempre, che non sia solo una parola ma architettura di infinito”.
L'album finisce con uno spoken word su pianoforte, “Preghiera”, che però non è una preghiera di perdono o per chiedere miracoli: “Non ho altari in questa stanza e canto di amori sofferti e vissuti”. Quello che Mico Argirò ha da offrire a Dio è proprio questa antologia di amori, che è una celebrazione della vita. (Gilberto Ongaro)