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ANA CARLA MAZA  "Alamar"
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L'album “Alamar” di Ana Carla Maza è un capolavoro di memoria e libertà espressiva, capace di trasformare il violoncello in una macchina del tempo transatlantica.

Rilasciato nella primavera del 2026 tramite la ACM Global Music Publishing, questo lavoro rappresenta l'opera più intima e matura dell'artista cubana. Il titolo stesso rende omaggio ad Alamar, il quartiere costiero dell'Avana in cui la musicista è nata all'interno del simbolico “Edificio de los Chilenos”, rifugio storico per i rifugiati politici.

“Alamar” si distacca parzialmente dalle esplorazioni puramente festive dei dischi precedenti della bellissima violoncellista cubana, per abbracciare una narrazione più confidenziale e universale.

La policromia linguistica è indubbiamente uno dei cardini del disco: Maza danza fluidamente tra spagnolo, francese, portoghese e inglese. Ogni lingua funge da passaporto per esplorare un preciso panorama sentimentale.

Non da meno è l'ibridazione ritmica: l'album non si limita al jazz afrocubano. Il violoncello e la voce si muovono agilmente tra strutture di bachata, tango, cumbia, bolero e rumba.

Se parliamo poi di radici e contaminazioni, va constatato come la tradizione cubana in “Alamar” dialoghi costantemente con i ricordi dell'esilio cileno della nonna dell’artista e gli studi classici europei di Ana Carla.

Il violoncello si estende così oltre il classicismo: l'elemento cardine della esposizione risiede nella metamorfosi dello strumento. Nelle tracce di “Alamar”, il violoncello cessa di essere una presenza esclusivamente da camera, diventando invece una sezione ritmica pulsante attraverso un uso percussivo del pizzicato: si trasforma in un contrabbasso jazz d'altri tempi e, un attimo dopo, torna a spiegare le ali con arcate liriche di stampo classico.

I tamburi batá afrocubani e le tastiere si integrano perfettamente in questo disegno, arricchendo canzoni emblematiche come il singolo "Corazoncito mío", un delicato contrasto tra la malinconia di un amore lontano e l'energia di trombe e tres cubani.

“Alamar” diviene così un viaggio di guarigione, ritorno e gioia pura. Ana Carla Maza firma un disco sofisticato ma al tempo stesso molto accessibile, confermandosi come una delle voci indipendenti più potenti della world music contemporanea.

Questa è una testimonianza di come l'identità non sia un confine rigido, ma un mare aperto in cui far navigare i propri ricordi. (Andrea Rossi)