recensioni dischi
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UJIG  "Delta"
   (2026 )

Ci sono dischi che non si limitano a essere ascoltati, ma chiedono di essere mappati. "Delta", nuova fatica discografica del quartetto milanese Ujig, è esattamente questo: un punto di confluenza in cui si incontrano correnti musicali eterogenee, dando vita a un ecosistema sonoro ricchissimo, fluido e imprevedibile.

Il titolo stesso, ''Delta'', evoca la foce di un fiume, il momento esatto in cui acque diverse si mescolano prima di aprirsi al mare aperto. Ed è proprio questa la cifra stilistica del quartetto guidato dalle tastiere e dalle composizioni di Edoardo Maggioni (anima poliedrica del progetto), supportato da una sezione ritmica monumentale e mai scontata, ovvero Konstantin Kräutler alla batteria e Cesare Pizzetti al basso, senza dimenticare Marco Leo alle chitarre.

La forza degli Ujig risiede nella loro capacità di passare, con disinvoltura disarmante, dal jazz moderno alla fusion, lambendo territori prog e venature world. La loro è una musica cinematica, fortemente evocativa, dove l'improvvisazione non è mai sterile virtuosismo ma narrazione pura.

Tuttavia, ciò che rende ''Delta'' un'opera imperdibile è soprattutto il modo in cui il quartetto ha saputo dialogare con ospiti di assoluto prestigio, integrandoli perfettamente nel proprio tessuto sonoro senza mai farsi oscurare.

Il disco brilla infatti di luce propria grazie a collaborazioni magistrali che ridefiniscono i confini dei brani: in primis il grande Fabrizio Bosso, la cui tromba, come sempre fulminea ed emozionante, interviene a squarciare la trama ritmica con fiammate liriche di rara bellezza. Il contrasto tra le geometrie moderne degli Ujig e il lirismo caldo e swingante di Bosso crea una tensione magnetica.

Non meno determinante è l'intervento di Paola Folli, una delle voci più eleganti e versatili del panorama italiano. Il suo contributo non è un semplice "vocalizzo", ma uno strumento aggiunto. La Folli gioca con le linee melodiche, ricama armonie e dona un'inaspettata morbidezza soul e calore umano alle architetture a tratti spigolose del quartetto.

Infine va rimarcata anche la presenza di Lorenzo Cimino: con il suo flicorno e la sua sensibilità d'avanguardia, Cimino porta una ventata di poesia notturna e rarefatta, perfetta per i momenti più introspettivi dell'album.

''Delta'' è un album maturo, coraggioso e profondamente godibile. Gli Ujig dimostrano che la scena jazz (e dintorni) milanese è più viva e internazionale che mai. Questo non è solo un ottimo disco di jazz contemporaneo, è la colonna sonora ideale per chi ama perdersi nei dettagli e farsi sorprendere dai cambi di rotta.

Un ascolto obbligato per i palati fini e per chiunque creda che la musica debba ancora essere, prima di tutto, un'avventura. (Andrea Rossi)