FRANCESCA TANDOI "Songbook vol.1"
(2026 )
Con ''Songbook Vol.1'', Francesca Tandoi firma un lavoro che è al tempo stesso dichiarazione d’amore al linguaggio jazzistico e affermazione di una personalità artistica ormai pienamente matura.
Pianista, vocalist e compositrice, Tandoi si muove con naturalezza in quella zona di confine dove la tradizione incontra l’urgenza espressiva contemporanea, costruendo un disco che appare immediatamente elegante, coeso e profondamente sincero.
Fin dall’ascolto delle prime tracce, emerge una cifra stilistica ben definita: il pianismo della Tandoi si nutre della grande scuola americana – quella di Oscar Peterson, Tommy Flanagan, Monty Alexander – ma non indulge mai in maniera calligrafica. Al contrario, ogni frase è attraversata da una vitalità melodica che tradisce un’urgenza narrativa personale.
Il “songbook” evocato nel titolo non è soltanto un riferimento alla tradizione degli standard, ma un vero e proprio diario musicale, dove ogni composizione sembra raccontare una storia vissuta. Il suono del trio (la Tandoi più Stefano Senni al basso e Pasquale Fiore alla batteria) è compatto, dinamico, capace di sostenere con flessibilità ogni sfumatura interpretativa della leader.
In questo contesto, la Tandoi dimostra non solo una notevole padronanza tecnica, ma soprattutto una rara capacità di costruire interplay: il dialogo con la sezione ritmica è costante, mai decorativo, sempre orientato alla narrazione complessiva del brano.
Uno degli elementi più affascinanti del disco è proprio l’equilibrio tra rispetto della tradizione e libertà espressiva. Le composizioni originali si inseriscono con naturalezza accanto a riletture di brani già editi della stedda Francesca, senza soluzione di continuità. Non c’è mai cesura tra passato e presente: Tandoi riesce a far convivere swing, lirismo e sofisticazione armonica in modo organico, senza forzature.
La sua esperienza internazionale – accanto a musicisti del calibro degli Snarky Puppy o esponenti del mainstream più raffinato come Scott Hamilton e Louis Nash – si riflette in una scrittura consapevole e in una visione musicale ampia.
Allo stesso tempo, l'interplay con pianisti come Dado Moroni, Danny Grissett e Benito González sembra emergere in quella capacità di coniugare eleganza formale e spontaneità improvvisativa, mentre la frequentazione di ambiti più contemporanei e fusion (si pensi alla collaborazione con Lee Pearson) aggiunge al suo linguaggio un dinamismo ritmico sempre attuale.
Non va trascurata la dimensione didattica della Tandoi, docente e divulgatrice del linguaggio jazzistico in contesti internazionali di alto livello. Questa esperienza si traduce, nel disco, in una chiarezza espositiva rara: ogni tema è scolpito con precisione, ogni sviluppo improvvisativo è leggibile senza risultare prevedibile. È musica accessibile ma mai banale, raffinata senza essere elitaria.
Un ulteriore punto di forza di ''Songbook Vol.1'' è la cantabilità. Anche nei passaggi più complessi, Tandoi non perde mai il contatto con la melodia. Le sue linee sembrano sempre “cantare”, qualità che avvicina l’ascoltatore e rende il disco fruibile a diversi livelli di competenza. Se sono presenti parti vocali, queste si inseriscono perfettamente nel discorso strumentale, senza soluzione di continuità, come naturale estensione del pianoforte.
In definitiva, ''Songbook Vol.1'' è un lavoro che conferma Francesca Tandoi tra le voci più interessanti e solide del jazz contemporaneo europeo e internazionale. Non è soltanto un disco ben suonato: è un progetto pensato, curato e vissuto, capace di parlare sia agli appassionati del jazz più tradizionale sia a chi cerca nel jazz un linguaggio vivo e in evoluzione.
Un “libro di canzoni”, sì, ma soprattutto un ritratto artistico autentico, destinato a lasciare traccia. (Andrea Rossi)