recensioni dischi
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JOHN TILBURY  "Morton Feldman's Palais de Mari"
   (2026 )

La registrazione della performance di Palais de Mari di Morton Feldman a opera di John Tilbury al Tectonics Festival di Reykjavik nel 2012 è finalmente disponibile grazie a True Blanking, che di Morton Feldman di recente ha pubblicato anche For Bunita Marcus [https://www.musicmap.it/recdischi/ordinaperr.asp?id=12493], sempre eseguito da John Tilbury. Anche in questo caso siamo di fronte a una performance sentita, emozionante e ragionata, dove anche l'aspetto più viscerale della musica è filtrato con razionalità e con gusto nelle trame ritmiche e melodiche di Feldman e che Tilbury sa interpretare con un rispetto e una originalità notevolissimi.

John Tilbury, non a caso, è uno dei più appassionati e rilevanti performer della musica di Morton Feldman da decenni: di lui ha inciso, infatti, tutte le opere per pianoforte e archi del compositore. L'opera in questione è l'ultimo lavoro per pianoforte che Feldman ha scritto, commissionata dalla pianista e amica Bunita Marcus. Il titolo si rifà all'antico palazzo della città di Mari, in Siria, la cui civiltà fiorì nel III millennio prima della nascita di Cristo, poi distrutta e in seguito ricostruita fino alla sua definitiva decadenza intorno al 1800 a.C.

Le sottili e levigate trame ritmiche e melodiche dello spartito, inghiottite dai vortici di vibrazioni e di riverberi in cui il pianoforte si insinua venendone quasi rapito, possono in qualche modo riecheggiare proprio il titolo e la stratificazione temporale di un universo ormai insabbiato ed enigmatico cui Mari rimanda. Il titolo in francese, inoltre, non stupisce, dal momento che il contatto che Feldman ebbe con questa civiltà non fu in Siria ma a Parigi, al Louvre, dove sono esposti. alcuni reperti archeologici provenienti da quel sito.

Un mondo stratificato come questo, nel quale il misterioso e complicato titolo è solo il punto d'accesso verso una serie di stanze sommerse e buie in cui l'ascoltatore è invitato a perdersi, si muove nei respiri e negli incroci che le eleganti e nebulose note del pianoforte, i cui ritmi scheggiati e frammentari sembrano cadere dall'alto come pioggia, sono in grado di creare, che nessuno come Feldman è stato più in grado di scrivere, e ben pochi, tra cui Tilbury, oggi riescono a farci rivivere ancora. (Samuele Conficoni)