ATOLLO 13 "Scimmie di mare"
(2026 )
Alle prime note di questo disco, il mio istinto è stato quello di muovere le dita a forbice davanti agli occhi, in onore delle danze anni '60. Poi potrei tapparmi il naso e scendere, simulando l'immersione!
La Lobello Records ripubblica “Scimmie di mare”, album del 2018 degli Atollo 13 assolutamente festoso, che già dal nome evoca l'isoletta con una sola palma delle vignette della Settimana Enigmistica, dove stare in pace per un po'.
Quindici brani allegri che escono fuori dal tempo, per riportarci a solcare le onde del Pacifico con una tavola, ricordando i fasti di quel genio di Brian Wilson e dei suoi Beach Boys, con canzoni originali (e una cover) che ripercorrono l'onda lunga del surf, che ha ispirato anche l'immaginario pulp dei primi film di Quentin Tarantino.
Difatti la sensazione oltre che musicale, è cinematografica, e questo è coadiuvato dalla presenza di numerosi brani strumentali, come “Trappistone” ed “Eva”, che mettono in luce l'organo Hammond, “Miki Tiki”, “Crocodilo's party” e “La orillera”, dove la chitarra è protagonista.
Altri strumenti che spiccano sono la tromba, che riempie l'arrangiamento della cover “El Cumbanchero” di Rafael Hernandez, e conduce “Trentadue”, e il mai abbastanza elogiato theremin, che fa la sua prima comparsa su “Io non volevo!”, ma poi torna anche nell'irriverente “Povera ragazza piatta” e altrove.
Quest'ultimo titolo dà la cifra dell'irriverenza goliardica degli Atollo 13, che mi ricorda la più esplicita “Zoccola” degl Ska-J. Altro brano “birichino” è “Linda Linda”, proiezione del desiderio maschile etero basic di avere una donna robot che abbia le caratteristiche della mogliettina anni '50: “Linda Linda donna meccanica, voglio te te te te [si sente tette tette]. Ai fornelli è una vera regina, piatti sempre diversi in cucina, programmata con mille ricette, butto via le mie scatolette”.
La titletrack invece fa riferimento ai regali fuffa, che davano in omaggio coi fumetti tanti anni fa: “Volevi le scimmie di mare, sognavi gli occhiali a raggi X, potere oltre i muri spiare la vicina di casa così”. Questi versi sono cantati come introduzione con la sola voce riverberata, a tempo libero, ricordando certe intro di Edoardo Vianello.
Un giro twist carica “Pistolero”, che canta poche parole ma chiaramente contro le armi: “Mano bucata, pancia forata, gamba bruciata, stupida canaglia. Vai pistolero, vai vai vai al cimitero, vai vai vai...”. “Il complottista” unisce tutte le teorie alternative con un ritornello esilarante: “Con una scia chimica (ti piloterò) scivolerò senza pudore sotto la soglia del dolore”.
“La cucina degli orrori” descrive una realtà culinaria surreale, senza però ben definire quale sia e dove sia, e quindi è facilmente applicabile a diversi contesti: “Il gelato riciclato, salatini rammolliti, la bistecca putrefatta, e quel pesce taroccato, lo starnuto nella zuppa, il rossetto sulla tazza, salmonella affumicata”.
A metà brano si cambia ritmo: da surf la band passa a un samba senza fatica alcuna. Infine, “Terra dei matti viventi” chiude in fade out l'album, con delle rime che sembrano di Freak Antoni, ma ribadendo la propria lucidità: “Terra dei matti viventi, che se la guardi si spezzano i denti (…) E non sono ancora matto”[ripetuto dal coro in falsetto].
Con “Scimmie di mare”, gli Atollo 13 ci portano in un'eterna vacanza, con musica che sa di spiaggia, camicie hawaiane e felicità occidentale, omaggiando una delle epoche musicali più sfavillanti del secolo scorso. (Gilberto Ongaro)