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TRI-ON  "Novecento"
   (2026 )

Daniele Bianchini, musicista attivo nella prog band italiana Jumbo negli anni '70, e fautore del progetto multimediale Moving Music nel 1985, aveva fondato nel 2011 i Tri-On, trio di due chitarre e una batteria, di cui la seconda chitarra, con un pick up collegato a un synth bass, realizzava anche le note di basso sulle sei corde.

L'instancabile esploratore ci ha lasciati nell'agosto del 2025, e in suo onore è uscito “Novecento”, album che prende ispirazione da diverse figure cardine del ventesimo secolo. Il comunicato stampa parla di difficoltà di incasellare in un genere la proposta dei Tri-On, proponendo “jazz prog”.

L'elemento prog c'è ma è poco determinante, nel senso canonico di costruzioni narrative complesse sopra strutture arzigogolate e ossessione per i tempi dispari (qualcuno ce n'è ma in maniera gentile), in favore di una maggior concentrazione sull'espressività della chitarra. Inizia a comparire qualcosa dal gusto progressive con “Time Compression”, con quest'ambientazione sonora fantascientifica che ricorda le musiche che Fabio Liberatori ha dedicato a Isaac Asimov (''The Asimov Assembly'', 2002).

Le ariose sequenze melodiche, come quelle di “Infinity Soul”, o la ricchezza nelle progressioni armoniche di “Radici”, confermano quest'attenzione alla composizione, nel valorizzare l'anima che Bianchini lascia emergere dalle corde.

Chi si ricorda chi sono i ragazzi di Via Panisperna, capisce subito che “Via Panisperna” è dedicata a Ettore Majorana, fisico geniale scomparso troppo presto e sul quale di recente hanno preso piede troppe teorie stralunate. Il brano gli restituisce un omaggio più dignitoso.

“L'Orologio” inizia con un reggae à la Police, e qui c'è un testo cantato, dove Bianchini asserisce di possedere un orologio che “segna le ore più strane”, per far capire che il tempo per lui è scorso in maniera diversa, e questo ricorda la teoria della relatività di Einstein.

Con “Fiamme Immortali”, la dedica si fa personale. L'uomo del Novecento qui omaggiato è il maestro di chitarra di Daniele Bianchini, chiamato “Sig. Ippolito”, la cui passione per la musica non è stata scalfita dalle guerre mondiali. La musica si fa riflessiva, con un ritmo che resta nascosto quasi fino a tre quarti del brano, esplodendo sui fusti della batteria, su un ritmo in 7/8.

“Brillante” è letteralmente un brano brillante, con una costruzione in tonalità maggiore “ottimista”, mentre “Arca 2000”, con un piglio più rock, introduce il tema cardine della fine del ventesimo secolo (e ancora attuale): la preoccupazione ambientale, dal Seveso a Chernobyl, passando per le battaglie del WWF.

In questo caso sì, l'elemento prog sovrasta il protagonismo della chitarra. Anche il suo assolo elettrico è inserito all'interno dell'arrivo di una melodia drammatica, fatta di un cromatismo discendente di quattro note, che fanno cambiare gli accordi in maniera brutale, rappresentando una minaccia incombente, sopra un ritmo fusion funk. L'apice apocalittico dell'album.

Ma i Tri-On decidono di non finire qui l'album. Se si parla di Novecento e siamo in Italia, non si possono non citare i partigiani antifascisti, e così abbiamo una versione jazz di “Bella Ciao”. Ma più che una presa di posizione, questa è una rievocazione storica: il trio jazz prog conclude il lavoro ricordando, assieme a scienziati e ambientalisti, un altro pezzo cardine del secolo, che ha determinato il nostro presente.

E potrei aggiungere che, anche se è un meta-concetto, questa musica celebra da sé il secolo che ha generato due sue massime espressioni: il jazz e il progressive. (Gilberto Ongaro)