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OLDEN  "Fanigliulo, l'artista"
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In mezzo al paesaggio socio-culturale degli anni ‘70, tra i belli e i brutti aspetti che lo hanno segnato, nella musica italiana ha brillato per poco tempo la luce timida e tagliente di Franco Fanigliulo.

Scomparso troppo presto dal mondo dei vivi e dimenticato durante i decenni successivi da un pubblico forse troppo riservato di fronte a ciò che non si può catalogare facilmente, il cantautore spezzino ha lasciato incise sui suoi dischi delle vere e proprie perle di poesia e spirito teatrale.

Amico di Vasco Rossi e di Zucchero, che curarono la pubblicazione postuma del suo ultimo progetto, i suoi brani possono essere equiparati a quelli delle grandi band anglo-americane emerse a partire dalla metà degli anni ‘60, senza però mancare della lucida ironia propria dell’arte satirica dei popoli latini.

Per mezzo secolo, canzoni capolavoro come “L’artista”, “Buffone” o “Marco e Giuditta” sono state coperte dalla polvere del tempo, quasi come se il loro destino avesse dovuto seguire quello del corpo dell’autore…

Ma la morte non ha mai l’ultima parola. Come nelle fiabe classiche ragazze che sembrano dormire un sonno eterno vengono risvegliate dal bacio di un principe, dopo tanta e dura strada che egli ha percorso per incontrarle, così l’opera nascosta di Fanigliulo è stata per la prima volta riportata alla luce dal cantautore Davide Sellari, in arte Olden, che valorizzandola sembra aver raggiunto un punto altissimo della sua ascesa professionale.

Davide Sellari è nato a Perugia nel 1978, vive dal 2008 a Barcellona e ha finora intrapreso una carriera artistica lunga e piuttosto ripida e laboriosa: numerose esperienze dal vivo su palchi italiani insieme alla band da lui fondata alla tenera età di 17 anni, partecipazioni come solista (sotto il nome Olden) a importanti eventi culturali spagnoli e italiani tra cui il Premio Tenco, nonché un’ampia discografia iniziata nel 2011 con un album in inglese e continuata poi tra il 2014 e il 2026 con nove dischi in italiano, spesso realizzati con il sodalizio artistico del produttore Flavio Ferri e più di una volta classificati tra i finalisti alle Targhe Tenco.

Sempre con la produzione di Flavio Ferri – che ha anche inciso le parti di basso, chitarre e tastiere, affiancato da Ulrich Sandner alle chitarre e al mandolino e da Dr Tempo alle batterie – Olden ha messo voce e anima in questo prezioso tributo discografico non a caso intitolato “Fanigliulo, l’artista”, uscito in versione fisica il 24 aprile 2026 per l’etichetta Beta Produzioni e accompagnato dal singolo “Buffone”, incluso nell’album come terza traccia.

“L’artista”… con l’articolo determinativo, per mantenere la nota autoironica del brano originale così intitolato, ma anche per esprimere unicità e familiarità: Fanigliulo, per Davide e per noi pubblico, rappresenta l’artista; non un artista qualunque, ma colui che ha e avrà il suo luogo preciso nella memoria del cuore.

L’album è formato da nove tracce, come nove sono quelle che compongono il disco “Io e me” (1979) di Franco Fanigliulo. Si potrebbe quasi credere che sia una cover di “Io e me”, ma così non è. Quello di Olden è piuttosto di un collage musicale: sei brani di “Io e me” (“L’artista”, “Buffone”, “Con te”, “Il chirurgo”, “Marco e Giuditta” e “La Giovanna”) ai quali sono stati aggiunti altri tre – “E camminare”, “Domani” e “Mi ero scordato di me” – facenti invece parte dell’album di debutto “Mi ero scordato di me” (1977).

Tra le tre canzoni di “Io e me” che Olden ha scelto di non prendere in considerazione su quest’album, c’è anche “A me mi piace vivere alla grande”, l’unico brano per il quale Franco Fanigliulo viene ricordato dalla maggior parte degli italiani, forse in seguito alla sua partecipazione sul palco del Festival di Sanremo nel 1979.

Chi – come la sottoscritta – è ai primi contatti con l’opera di Fanigliulo non può fare a meno di notare l’onnipresenza della prima persona singolare nei verbi e nei pronomi personali all’interno dei testi e dei titoli… Ma ci si astiene dal cercarne spiegazioni, lasciandolo fare a chi ha avuto la fortuna di conoscerlo da vicino e di volergli bene.

Infatti anche Davide Sellari, che quando uscì l’album “Io e me” aveva solo un anno, per rispetto preferisce rimanere in ombra, mettendo in piena luce Fanigliulo, l’artista: «Per cantarlo – confessa Olden – ho dovuto rinunciare a una parte di me, o quantomeno modificarla. […] “L’artista” non è una dichiarazione, ma una sottrazione: un modo per restare in ascolto, non per affermarsi».

E così, in punta di piedi, sottraendo anziché dichiarare e ascoltando invece di voler affermare la propria visione, Olden e i collaboratori infondono nelle canzoni una nuova vita: una vita forse più serena di quella che vivevano 47 anni fa. Gli arrangiamenti strumentali rendono il suono più pieno e più compatto rispetto a quello che si può sentire nelle versioni originali dei brani, mentre il timbro vocale caldo di Davide sembra voler trasmettere all’artista omaggiato la certezza che la sua musica sia in buone mani.

“Ma che tristezza, che malinconia!”, recita ossessivamente il ritornello di “E camminare”, uno dei brani di debutto di Franco Fanigliulo… e infatti, l’animo malinconico e la sua poetica “spesso nichilista” (come Sellari la reputa) sono una costante nell’arte del cantautore ligure. Tutto sembra dirigersi verso una fine senza un fine, e il progetto di Olden riesce non solo a conservare tale impressione, ma anche a far intravvedere quel timido raggio di speranza comunque presente.

Il “nichilismo” forse si percepisce più che altro nei testi delle canzoni che hanno come protagoniste figure femminili: nel brano “Con te”, l’amore dell’uomo si accende soltanto quando la donna è già andata via (“E i vecchi oggetti che erano senz’anima/ Di colpo si vestono del tuo ricordo fresco./ Con te io li ho vissuti senza mai posarci gli occhi,/ Come te diventano vivi solo adesso”), mentre in “Marco e Giuditta” l’uomo e la donna che vivono insieme da quarant’anni trovano difficile parlare del proprio amore perché a causa dell’invecchiamento biologico ciò che Fanigliulo chiama “amare davvero” non può più essere vissuto e sentito come una volta (“Ma se vuoi sapere/ che si prova ad amare davvero,/ devi viverlo e non ricordare;/ non si può raccontare/ ciò che non senti più”).

In “La Giovanna”, lo sguardo poetico dell’artista si sofferma sulla vita di una donna che, dopo aver da giovane concesso per la prima volta il suo corpo a un uomo in mezzo al bosco, si lascia poi andare per tutto il resto della vita, vivendo la solitudine e la mancanza di prospettive come uno stato normale di cose, anziché come un male da sconfiggere (“Ma non pensate che questa sia una storia triste./ La Giovanna se ne frega di queste malinconie./ Lei si lascia trascinare dal corso della vita,/ anche se la vive sola e per vicino a solo me”) e concludendo con l’idea per cui “in questo mondo non vale la pena il troppo soffrire”.

Sia “Marco e Giuditta” che “La Giovanna” sono brani probabilmente molto cari a Olden e collaboratori, che senza snaturare l’atmosfera delle tracce originali le hanno arricchite con evidenti elementi innovativi, potenziando il loro fascino: un romantico mandolino, che risuona in entrambe le canzoni, e la voce sorridente – come “un bel sorriso che niente potrà turbare” – della cantante Claudia Crabuzza nel brano “La Giovanna”.

In più, l’espressività di “Marco e Giuditta” nel progetto discografico viene completata a livello visivo da un videoclip ideato e diretto con tanta sensibilità dalla sorella di Davide, l’attrice Laura Sellari, che vi partecipa di persona come protagonista insieme agli attori Massimo Bonetti e Francesca Danesi.

Buon ascolto! (Magda Vasilescu)