recensioni dischi
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SHETAN  "Enantiodromia"
   (2026 )

Secondo me, quando si avverte che un artista concentra la sua energia nel miscelare qualcosa di insolito, i radar d’ascolto vanno direzionati all’istante, senza farsi pregiudizi se sia solo all’inizio della propria carriera: anzi!

Credo che sia un valore aggiunto che la band francese dei Shetan abbia già acquisito risvolti interessanti nel loro sound, caratterizzato da una miscellanea di grunge, fusion-metal che impatta con l’alt-rock e stoner più credibile.

Ebbene, con i 5 brani del debut-ep “Enantiodromia” (cosi Carl Jung definì la “corsa all’opposto”), il quartetto transalpino (formato da 3 girls e 1 boy), issa in alto la bandiera stilistica con orgoglio e dedizione, già con la partenza-shock di “Shut up bitch”: titolo e contenuto aggressivo e coriaceo, formato da basso prepotente ed inserti di growl gutturali.

Ma i Shetan badano bene a non allentare gli ormeggi esecutivi con la seguente “Look inside”, per incollare l’orecchio dentro incubi stimolanti, mentre “Samodiva” permette alla voce perforante di Amèlie Lenoir di tenere la scena a testa alta: una voce che sa essere anche morbida e dolce nella strong-ballad “Pretty when you cry”.

E’ giusto una carezza passeggera, poiché la band riporta sugli scudi aspetti terrorifici e destabilizzanti, per congedarsi nel migliore dei modi, tra Tool e Dead Can Dance.

Nell’àmbito degli estremismi sonori, gli Shetan sono, senza ombra di dubbio, una boccata d’aria fresca, in quanto schierano in campo una promettente fusione sonora, al confine della “letalità” esecutiva. Che dirvi? Seguiteli e… si salvi chi può! (Max Casali)