SERGIO DI GENNARO "Blind spots - Still looking"
(2026 )
“Blind Spots – Still Looking” segna un momento di particolare maturità nel percorso artistico di Sergio Di Gennaro, pianista capace di muoversi con naturalezza tra lirismo europeo e tensione jazzistica di matrice più internazionale.
In questo secondo capitolo discografico, l’autore sceglie la dimensione del trio – affiancato da due autentici pilastri come Ares Tavolazzi al contrabbasso ed Enzo Zirilli alla batteria – costruendo un equilibrio sonoro solido ma tutt’altro che prevedibile.
Fin dalle prime battute si percepisce come il titolo non sia casuale: ''Blind Spots'' allude a zone d’ombra, spazi di ricerca e possibilità inesplorate. Il trio lavora proprio su questi margini, evitando soluzioni didascaliche e preferendo una narrazione musicale fatta di sottrazioni, pause e improvvise aperture.
Di Gennaro non sovraccarica mai il discorso: il suo pianismo è nitido, elegante, spesso allusivo, capace di evocare più che dichiarare. Ares Tavolazzi rappresenta un punto di riferimento imprescindibile: il suo contrabbasso non si limita a sostenere, ma dialoga costantemente con il pianoforte, ridefinendo l’armonia con linee morbide e profondamente cantabili.
Zirilli, dal canto suo, si conferma batterista di grande sensibilità: la sua presenza è dinamica, reattiva, sempre attenta a valorizzare le sfumature del gruppo senza mai invadere il campo. La forza del disco risiede proprio nella qualità dell’interplay. Non è un trio in cui si alternano semplicemente assoli e accompagnamenti, ma una vera entità collettiva in cui ogni gesto musicale ha un peso specifico.
Le composizioni – originali e ben strutturate – si aprono spesso a momenti di improvvisazione controllata, dove l’urgenza espressiva si fonde con una rigorosa attenzione alla forma. L’intervento di Emanuele Cisi, ospite su due tracce, introduce una variazione timbrica particolarmente riuscita.
Il suo sax si inserisce con naturalezza nel tessuto sonoro, senza alterarne l’identità ma arricchendolo di un colore più esplicito, talvolta più lirico, talvolta più incisivo. La sua voce, riconoscibile e intensa, funge da controcanto al pianoforte di Di Gennaro, creando momenti di grande respiro melodico.
Uno degli aspetti più interessanti dell’album è la gestione dello spazio. Il silenzio viene trattato come un vero e proprio elemento compositivo: le pause non interrompono il flusso, ma lo amplificano, rendendo ogni intervento ancora più significativo.
In questo senso, ''Still Looking'' appare come un sottotitolo-programma: il trio non offre risposte definitive, ma continua a interrogarsi, mantenendo viva una tensione creativa che attraversa tutto il lavoro.
Dal punto di vista estetico, il disco si colloca in quella corrente del jazz contemporaneo europeo che privilegia la profondità espressiva rispetto all’esibizionismo tecnico. Tuttavia, la tecnica – eccome – è presente, ma sempre al servizio della musica, mai fine a sé stessa.
Si avverte una cura particolare per il suono complessivo, per gli incastri dinamici e per la coerenza narrativa dell’album. “Blind Spots – Still Looking” è dunque un lavoro che richiede ascolti attenti e ripetuti. Non colpisce con effetti immediati o soluzioni facili, ma conquista progressivamente, rivelando dettagli e connessioni a ogni nuovo passaggio.
È un disco che parla a chi è disposto ad abitare le sfumature, a chi cerca nel jazz non solo virtuosismo, ma soprattutto una forma di pensiero musicale. In definitiva, Sergio Di Gennaro firma un album maturo, coerente e profondamente personale, sostenuto da una sezione ritmica di straordinario livello e impreziosito da un ospite di grande sensibilità.
Un lavoro che conferma la vitalità della scena jazz italiana e la sua capacità di dialogare con un linguaggio internazionale senza perdere identità. (Andrea Rossi)