CARLA MARCOTULLI & MARCELLO TONOLO "Legrand romance"
(2026 )
C’è qualcosa di particolarmente delicato e necessario in ''Legrand Romance'': non è soltanto un disco tributo, ma un atto di ascolto profondo, quasi una conversazione intima fra due interpreti e una delle più felici alleanze della storia della canzone del Novecento, quella tra Michel Legrand e i parolieri Alan e Marilyn Bergman.
Carla Marcotulli e Marcello Tonolo partono da qui, da un dialogo creativo già densissimo, per restituirlo con una sensibilità contemporanea che non tradisce mai l’originale, ma lo illumina da prospettive nuove. L’idea progettuale è limpida e intelligente: celebrare non solo Legrand compositore, ma anche la forza evocativa della parola, il modo in cui i Bergman hanno saputo aderire alle sue melodie con testi che ampliano, arricchiscono e talvolta trasformano il senso stesso della musica.
Ed è proprio in questa tensione fra suono e immagine che il disco trova la sua cifra poetica. Il repertorio si muove con eleganza fra alcune delle pagine più celebri di Legrand e incursioni meno scontate. Accanto a questi brani, spiccano anche due presenze “esterne” ma perfettamente integrate nel percorso: Carol Connors e Bobby Weinstein, autori rispettivamente di ''Faded Roses'' e ''Where’s the Love'', quest’ultima versione inglese di ''Sur les quais de Cherbourg'', originariamente legata all’immaginario cinematografico di Jacques Demy.
Queste scelte ampliano l’orizzonte del disco senza disperderne la coerenza, confermando la volontà di offrire un affresco variegato ma unitario. Michel Legrand, del resto, è stato un autore inesauribile, capace di muoversi con naturalezza fra cinema, televisione e canzone, lasciando un catalogo monumentale di oltre duecento colonne sonore e un numero impressionante di melodie ormai entrate nella memoria collettiva.
Ma ciò che ''Legrand Romance'' mette in luce non è tanto la dimensione monumentale della sua produzione, quanto la fragilità luminosa delle sue linee melodiche: quel continuo fluire in chiaroscuro, mai del tutto pacificato, che sembra sospeso fra nostalgia e speranza.
È proprio su questo terreno che il dialogo fra Marcotulli e Tonolo si rivela particolarmente riuscito. Il pianismo di Tonolo è misurato, essenziale, capace di creare spazi più che riempirli: ogni accordo sembra scelto per accompagnare, sostenere, suggerire. Non c’è mai ostentazione, ma una costante ricerca di equilibrio tra struttura jazzistica e rispetto per la forma canzone.
Carla Marcotulli, dal canto suo, offre interpretazioni di grande finezza narrativa: la sua voce non si limita a “cantare” i testi, li abita, li attraversa, restituendone le sfumature emotive con naturalezza e rigore. Ne emerge una lettura profondamente rispettosa, ma non museale. I brani respirano, si aprono a piccole libertà ritmiche e armoniche che ne rivelano lati inattesi, senza mai rompere il legame con la loro identità originaria.
L’intimità dell’organico — spesso ridotto all’essenziale — contribuisce a creare un clima raccolto, quasi cameristico, in cui ogni dettaglio acquista rilievo. Un merito particolare del disco è anche quello di riportare l’attenzione sui coniugi Bergman, figure centrali ma talvolta sottovalutate della canzone americana. In oltre sessant’anni di carriera hanno collaborato con giganti come Frank Sinatra, Quincy Jones, Ennio Morricone e Sarah Vaughan, costruendo un repertorio di straordinaria qualità letteraria e musicale.
''Legrand Romance'' ne riafferma l’importanza, mostrando quanto il loro contributo sia stato determinante nel definire l’immaginario emotivo delle musiche di Legrand. In definitiva, questo lavoro è un omaggio sincero e profondamente sentito: non un esercizio di stile, ma un atto d’amore che invita all’ascolto lento.
Marcotulli e Tonolo non impongono una visione, ma accompagnano l’ascoltatore dentro l’essenza di questi brani, là dove la melodia si fa racconto e la parola si trasforma in immagine. Un disco prezioso, capace di restituire la magia discreta di una delle più fertili collaborazioni artistiche del secolo scorso. (Andrea Rossi)