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SIMONE LOCARNI & TOM ARTHURS  "Alianti"
   (2026 )

Con ''Alianti'', Simone Locarni e Tom Arthurs firmano un lavoro che si impone fin dal primo ascolto come uno dei capitoli più raffinati e significativi del jazz europeo contemporaneo.

Non è solo un incontro tra due musicisti di grande statura, ma una vera convergenza poetica, un punto d’equilibrio tra sensibilità affini e visioni sonore maturate lungo percorsi profondamente personali.

Locarni, tra i più interessanti talenti pianistici emersi in Italia negli ultimi anni, si distingue per un approccio al pianoforte che coniuga rigore formale e libertà espressiva. Il suo tocco, sempre misurato e consapevole, costruisce architetture armoniche ampie, mai ridondanti, dentro cui ogni nota trova un senso preciso.

Tom Arthurs, dal canto suo, si conferma una delle voci più autorevoli della tromba europea: il suo suono è lirico, caldo ma anche capace di improvvisi slanci astratti, attraversato da una tensione narrativa che non indulge mai nella virtuosità fine a sé stessa.

Il disco nasce da un terreno comune di ascolti e ispirazioni — Norma Winstone, John Taylor, Kenny Wheeler, Paul Bley — che non vengono mai citati in maniera esplicita o nostalgica, ma piuttosto interiorizzati fino a diventare materia viva del linguaggio del duo.

''Alianti'' è infatti un lavoro che parla al presente, pur mantenendo un dialogo costante con una tradizione europea del jazz che ha sempre privilegiato spazio, silenzio e profondità emotiva. Le composizioni sono il cuore pulsante dell’album: brani di grande levatura, nei quali il lirismo non è mai semplicemente decorativo, ma si traduce in un’intensità espressiva che scava sotto la superficie.

Le melodie emergono come linee sottili e sospese — proprio come suggerisce il titolo — pronte a planare su territori armonici complessi ma accessibili, dove ogni passaggio è attraversato da una logica narrativa limpida.

Colpisce la capacità del duo di lavorare su dinamiche sottrattive: spesso sono le pause, i respiri, i silenzi a definire la forma. Il dialogo tra pianoforte e tromba è continuo e paritario, privo di gerarchie rigide; le parti si rincorrono, si sfiorano, a volte si sovrappongono, creando una tessitura sonora di grande eleganza.

Non c’è mai sovraccarico, ma nemmeno compiacimento minimalista: ogni scelta appare necessaria, calibrata, profondamente musicale. ''Alianti'' è anche un viaggio che attraversa geografie e generazioni. Alla matrice nord-europea, evidente nell’attenzione timbrica e nella sospensione armonica, si affianca una sottile ma percepibile vena mediterranea: una certa cantabilità, un calore emotivo che affiora nei fraseggi più aperti e nelle modulazioni più luminose.

È proprio questo incontro a rendere il disco particolarmente riuscito: una sintesi credibile e mai artificiosa tra diverse culture del jazz. Da sottolineare, infine, la qualità della registrazione: l’audio è impeccabile, quasi tattile, capace di restituire ogni sfumatura del respiro strumentale.

Si percepiscono chiaramente la profondità del pianoforte, le variazioni timbriche della tromba, la risonanza degli spazi—elementi che contribuiscono a rendere l’ascolto un’esperienza immersiva, quasi fisica.

In conclusione, ''Alianti'' è molto più di un ottimo disco: è un manifesto poetico, una dichiarazione di intenti sul jazz che si può fare oggi in Europa. Un lavoro colto e accessibile, profondo ma mai autoreferenziale, capace di parlare con naturalezza tanto agli appassionati più esigenti quanto a chi cerca semplicemente musica autentica.

Un volo elegante e consapevole, che lascia una traccia duratura. (Andrea Rossi)