recensioni dischi
   torna all'elenco


RED SKY  "Nostalgia del futuro"
   (2026 )

Residents, Slipknot, Daft Punk, Gorillaz, Tre Ragazzi Allegri Morti: sono solo una piccola selezione di artisti che hanno scelto di celare l’identità facciale per strategie di marketing o, semplicemente, per far capire che basta la musica a rivelare contenuti ed intenzioni progettuali.

Ma, da oltre 15 anni, in Italia opera, con le stesse caratteristiche, un musicista, cantante e produttore musicale sotto il nome d’arte Red Sky, noto nell’ambiente per portare avanti la sua filosofia “Kintsugi Music”: una formula sonora che incastona metal, alt-rap, elettronica e misture d’influenze a 360°.

Da pochi giorni, Red Sky ha rilasciato il monumentale album “Nostalgia del futuro”, che include oltre un’ora di musica, tramite 15 brani forgiati con intelligenza ed estrosità, esulando dalla massificazione generale.

Qui non passa mai il pensiero del “già sentito”, in quanto il Nostro mischia sempre le carte con le coriacee e destabilizzanti “Shoganai”, “Ex neonato/futuro cadavere” e il singolo “404”, le vibranti e passionali “Malati terminali”, “Neo Tokio”, e l’altro brano di punta “Kit d’emergenza”.

Oppure, per cambiare, ci calamita nei sentieri tetri ed angoscianti di “Petricore”, “Psicocibernetica” e “Mono No Aware”, tutte volte a narrare l’angoscia, smarrimento, resilienza, vita brutalizzata, perdizione mentale e caos diffuso.

Red Sky si prodiga tanto per ritagliarsi un salvataggio emotivo e lanciare doverosi allarmi verso un mondo tendente alla catastrofe e all’asfissia relazionale, però sta a chi ascolta capire se l’intento arrivi al bersaglio, poiché l’emersione delle emozioni più profonde dipende dalle variabili caratteriali di ognuno.

Però l’ascolto di “Nostalgia del futuro” è consigliabile a tutto tondo. Quantomeno, impatterete qualcosa di insolito che, vista la mediocrità degli spartiti odierni, è davvero tanta roba. (Max Casali)