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ESPEN BERG TRIO  "Entropies"
   (2026 )

A quattro anni dal precedente lavoro, l’Espen Berg Trio torna con ''Entropies'', un disco che non solo conferma la statura del gruppo, ma ne consolida definitivamente l’identità artistica all’interno del panorama jazz contemporaneo europeo.

Lungo un arco creativo di quasi tre anni, il trio ha dato forma a un album che suona sorprendentemente unitario: un equilibrio raro tra complessità compositiva e immediatezza espressiva, tra tensione e controllo, tra slancio e riflessione.

Fin dalle prime battute, ''Entropies'' si distingue per la sua coesione narrativa. Non si tratta di una semplice sequenza di brani, ma di un percorso sonoro in cui ogni episodio sembra necessario, come se fosse parte di un organismo in continua trasformazione.

Il titolo stesso allude a un’idea di mutamento e dispersione che tuttavia, nelle mani del trio, si traduce in una costruzione musicale lucida, dove il caos è sempre governato da una logica interna ferrea e affascinante.

Il pianismo di Espen Berg è il perno attorno a cui ruota l’intero progetto, ma non nel senso tradizionale del leader accompagnato: il suo approccio è infatti profondamente dialogico. Berg alterna passaggi di virtuosismo cristallino a momenti di sospensione lirica, dimostrando una padronanza tecnica che non si impone mai come fine a sé stessa.

Il suo linguaggio è ricco di stratificazioni ritmiche e armoniche, ma sempre attraversato da melodie riconoscibili, incisive, capaci di emergere anche nei contesti più articolati. Accanto a lui, Bárður Reinert Poulsen al contrabbasso svolge un ruolo fondamentale nell’ancorare e allo stesso tempo destabilizzare la struttura musicale.

Il suo suono è caldo e definito, e la sua capacità di muoversi tra funzione ritmica e contrappunto melodico contribuisce in modo determinante alla profondità del disco. Allo stesso modo, Simon Albertsen alla batteria si conferma un musicista di straordinaria sensibilità: il suo drumming è elastico, creativo, spesso imprevedibile, ma sempre perfettamente integrato nel flusso collettivo.

Uno degli elementi più notevoli di ''Entropies'' è proprio l’interplay tra i tre musicisti. È qui che il trio mostra la propria maturità: non solo nella precisione dell’esecuzione, ma nella capacità di giocare con le aspettative dell’ascoltatore, di spezzare e ricostruire le forme, di passare da momenti di densità quasi “matematica” a improvvise aperture liriche.

Si avverte una complicità costruita nel tempo, alimentata da un’intensa attività concertistica che ha portato il trio sui palchi di tutto il mondo. Rispetto ai lavori precedenti, ''Entropies'' appare più compatto e consapevole. Se in passato il trio metteva soprattutto in evidenza la propria energia e la propria abilità tecnica, qui emerge con maggiore chiarezza una visione compositiva precisa, una volontà di sintesi che valorizza ogni singolo elemento.

Il risultato è un disco che riesce a essere al tempo stesso sofisticato e accessibile, rigoroso e emotivo. In un’epoca in cui il formato del piano trio rischia talvolta di apparire esaurito o prevedibile, l’Espen Berg Trio dimostra invece quanto sia ancora fertile questo terreno, a patto di affrontarlo con coraggio e inventiva.

''Entropies'' è la prova di una maturità artistica pienamente raggiunta: un lavoro che non si limita a confermare le aspettative, ma le supera, ridefinendo con naturalezza i confini del linguaggio del trio jazzistico contemporaneo. (Andrea Rossi)