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MICHELE TOZZETTI  "Giovanni Sgambati: Piano works"
   (2026 )

Con il suo sesto album, ''Giovanni Sgambati: Piano Works'', Michele Tozzetti prosegue con coerenza e convinzione un percorso artistico sempre più riconoscibile: riportare alla luce pagine ingiustamente trascurate della tradizione pianistica italiana.

Questa volta lo sguardo si posa su Giovanni Sgambati, figura centrale – e al tempo stesso sorprendentemente marginalizzata – nello sviluppo della musica strumentale italiana nel secondo Ottocento, epoca dominata dalla supremazia dell’opera lirica.

Già all’ascolto dei primi brani emerge con chiarezza l’intento del progetto: sottrarre Sgambati alla patina dell’oblio e restituirlo come autore di piena dignità europea. Le raccolte di Pezzi lirici, Notturni e Melodie poetiche tracciano un itinerario raffinato, nel quale si intrecciano cantabilità tipicamente italiana e una costruzione formale che guarda con decisione alla tradizione romantica d’Oltralpe.

Tozzetti non si limita a eseguire questi brani: li abita con sensibilità, cogliendone la duplice anima, sospesa tra intimità salottiera e ambizione sinfonica. Nei Pezzi lirici, il pianista mette in luce un fraseggio di grande naturalezza, quasi vocale, evidenziando quella capacità sgambatiana di trasformare la linea melodica in racconto.

Il suono è calibrato, mai esibito: Tozzetti privilegia la trasparenza, lasciando emergere le finezze armoniche e le modulazioni inattese. Ne deriva un ascolto che non cede mai al sentimentalismo facile, ma resta saldo in un’eleganza misurata.

I Notturni rappresentano forse il cuore più suggestivo del disco. Qui Tozzetti dimostra una particolare attenzione al respiro del tempo musicale: le dilatazioni e le sospensioni non appaiono mai artificiose, ma nascono organicamente dall’architettura del pezzo.

Le atmosfere crepuscolari, a tratti quasi sospese, evocano più Chopin e Schumann che la tradizione italiana coeva, mettendo in evidenza proprio quel “ponte” estetico che Sgambati seppe costruire, grazie anche alla sua vicinanza al mondo lisztiano.

Le Melodie Poetiche, infine, chiudono il programma con una dimensione più intima e riflessiva. Tozzetti qui si distingue per una cura particolare del dettaglio timbrico: ogni voce è scolpita con discrezione, ogni accento risulta significativo senza mai risultare invadente.

È in queste pagine che emerge con maggiore chiarezza la vocazione narrativa dell’interprete, capace di trasformare miniature pianistiche in piccoli paesaggi emotivi. Dal punto di vista interpretativo, ciò che colpisce è la coerenza estetica complessiva.

Tozzetti evita sia l’approccio eccessivamente museale, sia quello virtuosistico fine a sé stesso. Il suo Sgambati è vivo, comunicativo, inserito in un contesto culturale ampio e non relegato a curiosità storica.

Il pianista sembra credere profondamente nel valore di questa musica, e tale convinzione si traduce in un’esecuzione che invita l’ascoltatore alla scoperta, senza mai risultare didascalica.

Non va trascurato, inoltre, il significato più ampio dell’operazione discografica. In un panorama concertistico che tende a reiterare un repertorio consolidato, il lavoro di Tozzetti assume i contorni di una vera e propria missione culturale.

Album dopo album, egli costruisce un percorso alternativo, dando voce a compositori esclusi dai circuiti principali ma non per questo meno degni di attenzione. Questo sesto capitolo conferma la solidità e la lungimiranza di un progetto che unisce ricerca musicologica e qualità interpretativa.

In definitiva, ''Giovanni Sgambati: Piano Works'' è molto più di una semplice registrazione: è un invito all’ascolto consapevole e alla riscoperta. Grazie alla sensibilità di Michele Tozzetti, Sgambati non appare più come una figura marginale, ma come un protagonista silenzioso di quella stagione musicale che cercò di emancipare la musica strumentale italiana, aprendola al dialogo europeo.

Un disco prezioso, che arricchisce non solo la discografia pianistica, ma anche il modo in cui guardiamo alla nostra storia musicale. (Andrea Rossi)