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JULIEN GASC  "Perles, coraux & requins"
   (2026 )

Dopo la parentesi sospesa e quasi contemplativa di ''Grand Jardin'' (2023), in cui Julien Gasc aveva scelto la via dell’essenzialità strumentale, ''Perles, coraux & requins'' rappresenta un ritorno scintillante e densamente popolato, un disco che riporta al centro la parola e la struttura senza rinunciare a quella leggerezza d’approccio che è, da sempre, il marchio di fabbrica del musicista francese.

Il quinto lavoro in studio di Gasc, registrato e prodotto da Anton Newcombe (The Brian Jonestown Massacre), assume fin dalle prime battute i contorni di un incontro fortunato: da un lato la sensibilità melodica e ironica dell’autore, dall’altro un gusto per la stratificazione sonora che rimanda alla psichedelia elegante e mai invadente di certo indie europeo.

La presenza di Tim Gane (Stereolab), poi, non è un semplice ornamento ma contribuisce a definire un tessuto sonoro ricco, fatto di micro-dettagli, pattern ritmici ipnotici e arrangiamenti che si muovono con naturalezza tra pop rétro e sperimentazione calibrata.

Il titolo stesso dell’album — ''Perles, coraux & requins'' — sembra suggerire un immaginario marino che si riflette nella musica: i brani si alternano come immersioni a diverse profondità, passando da momenti luminosi e immediati (le “perle”) a passaggi più complessi e abrasivi (gli “squali”), senza dimenticare le trame colorate e vive dei “coralli”, ossia gli arrangiamenti che collegano il tutto.

È proprio questa capacità di creare un ecosistema sonoro coeso che distingue il disco, rendendolo più di una semplice raccolta di canzoni. Gasc eccelle nel mantenere un equilibrio sottile tra accessibilità e ricerca. Le sue melodie — sempre raffinate, mai prevedibili — si adagiano su strutture che, a un ascolto superficiale, possono sembrare leggere, ma che rivelano progressivamente una cura quasi artigianale.

La tradizione della chanson pop francese viene qui filtrata attraverso un gusto contemporaneo, con influenze che spaziano dal kraut-pop fino a una psichedelia gentile, mai eccessiva. Uno degli aspetti più riusciti dell’album è la naturalezza con cui tutto scorre: non c’è mai la sensazione di un virtuosismo ostentato, ma piuttosto quella di un musicista perfettamente consapevole dei propri mezzi.

Anche nei momenti più articolati, Gasc evita di appesantire la composizione, mantenendo sempre una certa ariosità, quella stessa “boccata d’aria fresca” che emerge come cifra stilistica dell’intero lavoro. Rispetto ai dischi precedenti, ''Perles, coraux & requins'' appare più maturo e centrato, senza perdere l’elemento giocoso che ha sempre reso riconoscibile la sua produzione.

Se ''Grand Jardin'' era una pausa rigenerante, quasi un passo indietro per osservare il proprio percorso, questo nuovo capitolo è invece un passo deciso in avanti, che conferma Gasc come una delle voci più interessanti e coerenti del panorama pop francese contemporaneo.

In definitiva, il disco si impone come un’opera stratificata ma immediata, raffinata ma mai distante: un lavoro che dimostra come si possa ancora fare pop intelligente senza rinunciare al piacere dell’ascolto. Julien Gasc, ancora una volta, sembra essere nel pieno della sua forma artistica. E ''Perles, coraux & requins'' ne è la prova più luminosa. (Andrea Rossi)