YUGEN "Picture #2"
(2026 )
A volte la musica non si limita a essere ascoltata; pretende di essere vista. È il caso di "Picture #2", il secondo capitolo discografico degli Yugen, trio salentino che torna a ridefinire i confini del jazz contemporaneo con un'opera di straordinaria forza evocativa.
Se il debutto di ''Tears and Light'' del 2023 aveva tracciato le linee guida di un sound geometrico e profondo, questo nuovo lavoro si muove con passo ancora più sicuro tra improvvisazione, texture elettroniche e, soprattutto, una spiccata attitudine alla composizione per immagini.
Il fulcro gravitazionale attorno a cui ruota l'intero album è il pianoforte di Katya Fiorentino. Il suo tocco, elegantissimo ma privo di accademismi superflui, detta l'agenda emotiva dei brani. Fiorentino non si limita a ricamare melodie: crea spazi, apre squarci di luce e un attimo dopo si fa scura, intima, quasi cinematografica.
È una narrazione pianistica che sembra costantemente dialogare con una pellicola invisibile, un "cinema dell'anima" che lascia all'ascoltatore il compito di proiettare i propri fotogrammi. "Picture #2" è un album di contrasti sapientemente governati, dove l'urgenza del jazz si sposa con la dilatazione temporale della musica d'ambiente.
Attorno a questo centro nevralgico si muove una sezione ritmica monumentale e mai convenzionale: Stefano Compagnone disegna linee di basso che sono vere e proprie fondamenta strutturali, capaci di farsi ora pulsazione minimale, ora tappeto scuro e avvolgente. Maurizio De Tommasi è l'elemento che, con la sua batteria ibrida, sposta l'asse del disco verso il futuro.
Il suo interplay acustico ed elettronico crea groove asimmetrici, battiti microscopici e svisate digitali che strappano il trio dal cliché del classico "piano trio" jazz, proiettandolo nei territori caldi dell'elettronica nordeuropea (impossibile non pensare a certe intuizioni del compianto Esbjörn Svensson Trio o dei GoGo Penguin, ma con una spiccata mediterraneità lirica).
Il vero trionfo di "Picture #2" sta nell'equilibrio. L'elettronica non è mai un fardello o un vuoto effetto speciale; è un colore della tavolozza, una texture che si amalgama con il legno del pianoforte e le corde del basso. I brani si sviluppano come sequenze di un piano sequenza: partono da un frammento, un'idea di pochi accordi, per poi stratificarsi, crescere di intensità e spegnersi in dissolvenze cariche di mistero.
Gli Yugen firmano un album maturo, notturno e profondamente suggestivo. "Picture #2" conferma che il trio salentino non ha solo una straordinaria tecnica esecutiva, ma possiede soprattutto una dote rara: la capacità di saper raccontare delle storie senza bisogno di usare le parole.
Un ascolto obbligato per chiunque ami la musica che fa viaggiare la mente a occhi aperti. (Andrea Rossi)