PURO VENENO "Non è mai troppo tardi"
(2026 )
E anche i Puro Veneno arrivano al disco fagiolo (traduco letteralmente l'espressione “sophomore”, riferita alle seconde uscite dopo l'esordio), uscito per Alka Record Label: “Non è mai troppo tardi”.
L'album conferma la strada sonora della band, diretta verso un rock alternativo dritto e riconoscibile, con parole semplici e schiette. Le canzoni uniscono le abrasioni delle chitarre elettriche con strutture affini al pop, con ritornelli che cercano di essere orecchiabili.
Il fulcro di più canzoni è quella ambivalenza in un rapporto di coppia, tra l'essere stanco e senza stimoli e il non poter fare a meno della persona amata. “Resistere” inizia così: “Sono stanco di sentirti accanto a me, ma non averti può uccidermi. Ti ricordi com'era il mondo insieme a me? Senza niente da perdere. Non è questo il futuro che sognavo per te, la vita a volte può fotterci”.
Come spesso accade, è il contesto socioeconomico precario a mettere in difficoltà anche le relazioni, alle quali risponde il ritornello: “Resistere! L'unica cosa che devi fare, sorridere, l'unica arma da usare per sognare”.
L'ambiguità torna anche più avanti in “Non mi fa più male”, dove solo la prima volta, viene cantato: “Ogni giorno senza te non mi fa più male”. Tutte le volte successive che si torna a quel punto, il verso diventa: “Ogni giorno insieme a te non mi fa più male”.
Anche se non c'entra niente come genere, questo mi ricorda un passaggio di testo di “Ohne dich” dei Rammstein: “Ohne dich kann ich nicht sein. Mit dir bin ich auch allein”. Senza di te non posso stare, (ma) anche con te mi sento solo. È una delicata condizione di insoddisfazione generale, senza apparente via d'uscita.
L'insicurezza continua in “Senza di te”: “Io non ci credo che non riesco a stare senza di te, senza di me, senza di te, e poi mi chiedo quanto deve costare la libertà”.
L'altro leit motiv dell'album è la disillusione, che qui si esprime così: “Non ci sperare più in un mondo migliore”. Mentre la frase viene ripetuta, una chitarra suona delle note discendenti in slide, rappresentando musicalmente la “caduta” delle illusioni.
“Dimmi cosa fare” esprime ancora questo disorientamento, ma ogni tanto riemerge la nostalgia per il desiderio ingenuo delle prime volte, come in “Dolce sensazione”, un morbido shuffle con la chitarra acustica in primo piano: “Sto aspettando che tu mi porti via, che mi animi di pura magia”. Anche se il protagonista, come uno stalker, resta tutta la notte sotto la casa di lei: non accetta la fine della magia.
Forse ci sono tante canzoni che ribadiscono un po' troppo lo stesso concetto, come “Sento freddo”, ma almeno in “Nessuna luce” si accenna alla condizione quasi da hikikomori, di una ragazza chiusa in camera, che preferisce sognare la vita piuttosto che viverla davvero.
“Tra le bombe” accenna, senza alcun riferimento preciso, alla vita in guerra, ricordando che non siamo fisicamente diversi dalle vittime: “Qui si muore tra le bombe, se non ci credi vieni pure qui, l'universo le stelle la luna brillano sopra di te (…) il nostro sangue è uguale, lo vedi, cazzo è uguale”.
Il rock scorre in maniera abbastanza moderata, tranne nello scoppio energico di “Tu mi dirai”, e l'album finisce con la sarcastica “Tutti al mare”: “Allora andiamo tutti al mare, in spiaggia ad aspettare, a fare finta di stare bene, anche se non ci conviene”. Puro Veneno di nome e di fatto, anzi, di testo. (Gilberto Ongaro)