OTTODIX "Cerebro_mundi"
(2026 )
Ritorna Ottodix, l'artista multimediale trevigiano, con un concept album elettronico d'autore davvero lucido e necessario, dal gusto scientifico.
Uscito per Gelo Dischi, “Cerebro_Mundi” è diviso in due parti separate da un interludio. La prima parte si concentra sul cervello umano, la seconda sul cervello... planetario.
Potremmo partire direttamente da quell'interludio centrale, “Habitat Mundi”, che si trova anche a metà tra queste due prospettive, cioè sul corpo umano: “Abita l'organismo vivo che ti ospita, dove l'interdipendenza domina”. Ottodix ricorda che quello che chiamiamo “io”, in realtà è un condominio di microorganismi in simbiosi.
Le prime canzoni sono aperte da “Micropsiche”: “Per un microbo, tu sei la metropoli ambulante (...) La colonia chiederà di più e il cervello eseguirà”. Il discorso vale anche nell'altra direzione: “Ogni scelta prenderai (...) è la scelta di un'orchestra più grande di noi (…) Uno centomila, due milioni di miliardi, siamo io, sono noi, sono io (…) siamo un collettivo del sentirsi vivo”.
Il suono elettronico ed elettrico si incontra con un arrangiamento orchestrale, realizzato dall'ospite Nicola Anzan (Bologna Violenta), ed accompagna testi che scelgono un linguaggio che si serve della scienza per esporre una visione filosofica panteistica. La titletrack canta: “Cerebro è il sistema complesso che, iperconnesso, respira con me, un organico software di strade di piante di anime che intrecciate dipendono l'una dall'altra”.
Il concetto dell'interdipendenza tornerà più avanti, mentre la musica di questo breve brano funge da introduzione al successivo “Brain Rot”, dove accanto alla voce di Ottodix ce n'è un'altra deformata. Il beat spinge come un pezzo di Fatboy Slim, per denunciare che tramite la tecnologia si è rotto qualcosa nella nostra coscienza: “C'è un guasto meccanico nell'empatia, corto circuito, anomalia. Lobo frontale dell'indifferenza, tra neuroni che chiamano specchio, odio reciproco, occhio per occhio (…) Scriverai scaricando traduttori abili, mentre perdi lentamente l'uso dei vocaboli”.
“Amigdala” è uno sguardo disilluso ai comportamenti egoisti degli umani, specie dei potenti, e questi sono spiegati perché chi comanda si fa dirigere dall'amigdala, parte del cervello che guida gli impulsi istintivi.
E poi non si può ignorare l'IA, cantata in “Artificio Naturale”: “Non è il manufatto il vero difetto, ma l'uso distorto di chi l'ha fatto. Pensa all'uso della nuova intelligenza, domani non potrai più fare senza, sarà così comoda la dipendenza”.
Il curioso titolo viene spiegato da un verso, che fa notare una cosa in effetti impressionante: “Ogni IA è il miracolo di un animale”. Siamo noi scimmie nude ad aver creato tutto questo! In questa canzone, ma anche in altre, la voce principale è seguita da cori che definirei “bluvertighiani”, perché hanno quello stesso sapore.
Anche il desiderio d'amore è analizzato al microscopio, dal pezzo “Feniletiamina”: “L'ossitocina attiva una rete neurale della ricompensa, la feniletilamina dell'infatuazione ad altro non pensa”. Questo brano chiude la parte della micropsiche, per poi estendere lo sguardo, dopo l'interludio.
Come cantavano i Subsonica in “Sonde”, in “Satellite Control” Ottodix ammonisce: “Ci sta spiando la tecnosfera, con il suo sciame di satelliti (…) smetti di colpo di essere in onda, usa la fionda come Davide contro Golia”.
Le progressioni armoniche cercano il senso di stupore, come le quarte eccedenti de “Il ciclo dell'acqua”, per raccontare un sogno di divinità gassosa: “Come l'acqua, vorrei essere Dio, un vapore che in volo presuntuoso risale nel cielo, e dettare le regole da un castello di nuvole”.
Da questo sguardo privilegiato, la visione della storia appare come una spirale: “Ogni impero romano ha una crisi barbarica, per un illuminismo, nuove guerre mondiali. E decenni di pace fasulla vantandosi degli arsenali, come fossero genitali”.
Parlavamo di interdipendenza, e rieccoci. “Wood Wide Web” ricorda una recente teoria interessantissima. Sembrerebbe che le piante, attraverso le radici, siano in grado di comunicare sottoterra, di passarsi informazioni. Ottodix racconta poeticamente questa novità: “Le piante piantano radici solide, e i funghi fungono da tramite. Diramazioni sotterranee”.
In questo brano, a sorpresa, c'è una considerazione esistenziale degna di Margherita Hack. Mi riferisco a un dibattito tra la scienziata e il vescovo Zenti. Lei disse, per fare la battuta: “Non ho bisogno di Dio sapendo che fra poco morirò, non me ne frega nulla (…) le mie molecole svolazzeranno per l'aria e serviranno a fare altre cose”; eppure, questa idea è molto più spirituale di quello che lei potesse pensare. Significa che restiamo sempre interconnessi al mondo.
Ebbene, nella canzone di Ottodix, il ritornello interpreta la fine così: “Quando morirai, terra tornerai, cibo per i funghi ridiventarai, libero sarai, lungo la tua rete, di capire il mondo alla sua radice, oltre questa superficie”. Chapeau.
Dalla rete comunicativa delle piante, con “Cammina cammina” si passa alla rete di comunicazioni umane, realizzate in millenni di scambi culturali: “Disegniamo sulle mappe rotte calpestabili. Vedi come strani segni sulla geografia sembrerebbero legami frutto di empatia (…) La botanica dei legami, strani rami dell'umanità”.
Ma ora si arriva all'attualità, con riferimenti fin troppo espliciti alle urla di Trump che vuole la Groenlandia e le terre rare, mosse isteriche che dimostrano quanto cantato in “Escalation”: “La macchina si è rotta, e ingrassa a dismisura, e cerca carburante nella dittatura, è schiuma dalla bocca la rabbia di chi sa che tutto sta finendo, che tutto finirà”.
Iniziato con la “Micropsiche”, l'album termina con la “Cosmopsiche”, il cervello universale al quale siamo connessi, ricordando il nostro ruolo nella luce: “Senza di noi, l'universo non brilla. Lì tutto nero è, tra le onde magnetiche. Perché il cosmo non è luce né colore, solo flussi di segnale, di materia fredda siderale. Goditi l'aurora e le sinfonie di Bach, prima che sia sera e il cervello scopra che si sta nell'illusiorietà”.
In questi anni di incertezza, come nel primo Novecento, è facilissimo cadere in strane sette, in tentazioni esoteriche, in religiosità irrazionali e superstizione, prive sia di intenzione spirituale che di razionalità. Ecco che “Cerebro_Mundi” arriva come un album necessario alle nostre coscienze, e ci mostra la giusta via di mezzo, unendo l'osservazione scientifica razionale e filosofia esistenziale, e ci ricorda quello che canta Peter Gabriel in “I/o”: “I'm just a part of everything”. (Gilberto Ongaro)