LARGE UNIT WITH AKIRA SAKATA "Hohai bushi"
(2026 )
I Large Unit sono il folto collettivo musicale di Paal Nilssen-Love, spesso incontrato in queste pagine, che normalmente propende per un free jazz anarchico. In questo caso... anche, ma c'è di più.
Il batterista norvegese ha chiamato a sé un sassofonista giapponese col quale aveva precedentemente collaborato, e che ora invita all'interno del suo ensemble.
Si tratta di Akira Sakata, nome di spicco nel panorama free jazz nipponico; è attivo sin dagli anni Settanta, e trova terreno fertile in questa collaborazione. Lui e i Large Unit così realizzano “Hohai Bushi”, uscito per PNL Records, dove suonano ben 14 musicisti.
Nell'organico troviamo due batterie, percussioni, gong, due contrabbassi, sassofoni, clarinetti, flauti, tromba, trombone, tuba e... fisarmonica. Quest'ultima apre la prima delle due tracce che costituiscono l'album, con un bordone fisso.
Questa prima traccia, che dà il titolo all'album, è una performance di 53 minuti che è formata da più fasi, molto diverse tra loro.
Dal bordone fisso di fisarmonica, che è come un risveglio all'alba, lentamente si carica tutta la big band, fino alla deflagrazione sonora. A un certo punto, si fermano tutti tranne i sax, che iniziano a “discutere” animatamente tra loro, con improvvisazioni istintive e agitate.
Interessante è sentire, verso la fine di questa litigata tra fiati, l'intervento stoppato dei gong. Tutti hanno un turno di improvvisazione, e quando la sezione ritmica riparte, è il momento della tromba. Ma la faccenda non è tutta così.
Senza soluzione di continuità, l'assolo viene interrotto da una buffa sequenza regolare, di note armonizzate dai sax. C'è un evidente senso dell'umorismo diffuso nelle intenzioni dei musicisti. Sempre senza soluzione di continuità, la band prorompe in un classico swing con walking bass, poi disturbato dal caos percussivo.
E fin qui ho solo descritto i primi 13 minuti! Succede di tutto, in quest'esibizione. Un rullo di rullante introduce la voce di Akira Sakata (eh sì, perché non si limita a suonare), e qui scopriamo da dove proviene il nome del brano e dell'album. “Hohai-Bushi” è una melodia tradizionale, scoperta e trascritta da Paal, e qui viene ripresa e jazzata.
Poi assoli free di fisarmonica, flauto, clarinetto... insomma, la classica anarchia di marchio Large Unit. Da notare però che stavolta, Nilssen-Love decide di lasciare ampi spazi alle improvvisazioni armoniche, senza intervenire con la batteria.
E c'è perfino un momento di silenzio totale, senza musica, per lasciar spazio alla poesia. Akira Sakata recita un poema di Shuntaro Tanikawa: “What the Dead Man Left Behind”. Sebbene sia pronunciato in giapponese, possiamo comunque percepire l'intensità del contenuto, grazie alla sua interpretazione vocale teatrale molto forte.
Terminata la parte recitata, abbiamo una sorprendente improvvisazione di tuba, per poi gradualmente tornare alla classica caciara free che ben conosciamo, che porta al secondo intervento vocale di Sakata. E, per finire in simmetria, il tutto si conclude con il cluster statico di fisarmonica, così come si era iniziato. E gli applausi scrosciano.
In coda, Sakata decide di fare un breve bis: con il sassofono intona una canzone per bambini (dōyō), chiamata “Akatombo”, il cui testo cantato racconta di un fiabesco dragone rosso, come un ricordo nostalgico. Sakata interpreta la melodia con fioriture, ma non perde in forza emotiva, sforzando fino all'ultima nota, e suggellando così una performance che il pubblico non dimenticherà. (Gilberto Ongaro)