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THE ROOST  "Black mountain"
   (2026 )

“Black Mountain” è il disco in cui i Roost smettono di essere una promessa dell’alternative rock belga e diventano una band pienamente consapevole del proprio linguaggio.

Non è solo un passo avanti: è un cambio di prospettiva, una messa a fuoco che trasforma la loro energia grezza in una forma più precisa, più moderna, più incisiva.

Il lavoro di produzione è il primo elemento che colpisce. Stefan Boman al mixaggio non si limita a lucidare il materiale: lo valorizza, lo rende tridimensionale.

Le chitarre hanno una presenza fisica, quasi tattile; la sezione ritmica è compatta, muscolare, ma mai impastata; la voce emerge con una chiarezza emotiva che prima era solo accennata.

È un suono che respira, che si apre, che lascia spazio ai dettagli senza perdere impatto. “Black Mountain” vive di contrasti: potenza ed emozione, grinta e introspezione, riff che mordono e melodie che restano.

Se ami la tensione ritmica degli Alice In Chains, l’imprevedibilità elettrica dei Royal Blood e quella vena emotiva, quasi viscerale, dei Foo Fighters, qui ritrovi tutto, ma filtrato attraverso la personalità dei Roost, che non imitano, ma reinterpretano.

I brani si muovono come pendoli: momenti di quiete apparente che preparano l’impatto, aperture melodiche che si trasformano in esplosioni heavy, groove che si incastrano con naturalezza sorprendente. La scrittura è più ricercata, più attenta alle dinamiche, più matura.

La voce solista è il vero baricentro emotivo del disco: espressiva, graffiata al punto giusto, capace di passare dalla vulnerabilità alla furia senza perdere credibilità. Attorno, la band costruisce un paesaggio sonoro solido: riff heavy e incisivi, linee di basso che spingono come un motore turbocompresso, una batteria che non accompagna ma dirige.

Ogni brano sembra progettato per restare nella memoria: non solo per la forza dei riff, ma per come quella forza viene incanalata, dosata, scolpita. “Black Mountain” è il disco che le tue orecchie stavano aspettando: robusto, emotivo, moderno, capace di unire muscoli e sensibilità senza perdere identità.

I Roost dimostrano di aver trovato la propria voce, e soprattutto di saperla usare con intelligenza. È un album che non si limita a suonare forte: suona vivo, e questo fa tutta la differenza. (Andrea Rossi)