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STEFANO BATTAGLIA  "One mile away"
   (2026 )

“One Mile Away” di Stefano Battaglia è un disco che sembra respirare con la città che lo ospita. Non la imita, non la fotografa: la interpreta.

New York diventa un luogo emotivo prima che geografico, un orizzonte sonoro che il contrabbassista attraversa con la naturalezza di chi la vive ogni giorno, lasciando che la sua energia, la sua frenesia e le sue ombre entrino nella musica senza filtri.

I brani in quintetto sono la parte più immediata e viscerale del disco. Qui Battaglia guida la formazione con un contrabbasso che non è solo fondamento ritmico, ma motore narrativo.

Le composizioni hanno una spinta quasi cinematografica: temi che emergono come fari nella notte, improvvisazioni che si intrecciano e si separano come flussi di traffico, una vitalità che richiama la città nel suo continuo movimento.

La band suona come un organismo unico, capace di alternare slanci energici a momenti di sospensione, come se ogni brano fosse un frammento di vita catturato tra un isolato e l’altro.

Accanto alla componente più energica, “One Mile Away” custodisce brani dove la melodia diventa protagonista assoluta. Sono tracce intense, drammatiche, cariche di emotività: qui Battaglia sembra voler rallentare il passo, osservare la città da vicino, coglierne le fragilità e le storie nascoste.

Le linee melodiche hanno una qualità quasi vocale, come se il contrabbasso parlasse una lingua antica ma ancora capace di sorprendere. Questi momenti non sono semplici intermezzi contemplativi: sono il cuore emotivo del disco, la sua parte più vulnerabile e più umana.

Il capitolo dedicato al contrabbasso solo è forse il più rivelatore. Battaglia mette in campo tutto il suo arsenale tecnico — archetto, pizzicato, armonici, tape machine, effect delay — ma lo fa con una sensibilità che evita ogni virtuosismo fine a sé stesso.

Ogni gesto sonoro diventa un tassello di un discorso più ampio, un ponte tra passato e presente, tra tradizione acustica e sperimentazione contemporanea. Il risultato è una sorta di diario intimo: un contrabbasso che non accompagna, non sostiene, ma racconta.
“One Mile Away” è un album che non passa, rimane. Perché è un disco che vive, perché non si limita a evocare New York: la attraversa, la ascolta, la restituisce. Perché Battaglia riesce a unire energia e introspezione, modernità e radici, collettivo e solitudine, senza mai perdere coerenza.

Per farla breve, “One Mile Away” è un album che non chiede di essere capito: chiede di essere vissuto. E, come la città che lo ispira, continua a cambiare ogni volta che lo si riascolta. (Andrea Rossi)