THE ALAN PARSONS PROJECT "I robot (50th anniversary bonus edition)"
(2026 )
Mentre esce un film di Spielberg sugli alieni, esce anche un disco degli Alan Parson Project (APP).
Era il 1977 e usciva ''Incontri ravvicinati del terzo tipo'' e Alan Parson e Eric Woolfson pubblicavano ''I Robot''; è il 2026, nei cinema esce ''Disclosure'' e gli APP pubblicano questa nuova versione di ''I Robot'' in occasione dei 50 anni dall’uscita.
Stesso successo per entrambi? Non saprei, a me il film è piaciuto molto, mentre in disco mi ha provocato emozioni diverse, a tratti contrastanti. Il primo disco degli APP era dedicato ai lavori di Edgar Allan Poe, un successo, il secondo, questo, fu dedicato agli scritti di Isaac Asimov ovvero al mondo dei Robot e del relativo conflitto uomo - intelligenza Artificiale. Un disco attualissimo insomma.
Ad Asimov tutti noi appassionati di fantascienza dobbiamo tanto, tantissimo, film, teorie, racconti e musica. Questo disco ne è un esempio, Isaac ha ispirato molti artisti e non, e anche il nostro dinamico duo si è lasciato ispirare dalla sua visionaria scrittura.
Tecnicamente il disco è fantastico, Alan lavorava agli Abbey Road Studios e si sente, se ascoltate ''Nucleus'' e alzate molto il volume del vostro amplificatore, non avrete il minimo fruscio di fondo nonostante la traccia non abbia una voce tonante, se così si può dire (è infatti un brano strumentale lieve e con un uso del Sinth particolare).
Se proseguite incontrerete l’intro molto Beatlesiano di ''Day after Day''. Ma il disco è molto di più che l’utilizzo della tecnologia e dei suoni. Ci sono tracce parlate, suoni, spezzoni industrial che vi portano nelle atmosfere dei libri di Isaac Asimov. E pure l’audio guida di quello che sono gli APP.
Certo, questa è la versione per il 50esimo di pubblicazione, il disco originale si fermava a ''Genesis Ch1'' e di materiale se siete degli appassionati non vi mancherà.
Forse va ascoltato a piccole dosi? Personalmente non mi piacciono troppo le ripetizioni dello stesso brano in versioni diverse, ma è una scelta, come vi dicevo per Sting in una mia recente recensione. Ma devo dire che il fascino di alcuni brani è inscalfibile nel tempo e richiama visioni cinematografiche di lande spaziali deserte e gelide. (Marco Camozzi)