I BAROCCHISTI "Vivaldi: La costanza trionfante degl'amori e de gl'odii"
(2026 )
Nel panorama discografico vivaldiano, questa incisione de ''La costanza trionfante degl’amori e de gl’odii'' affidata a I Barocchisti si distingue come un’operazione di recupero insieme filologica e teatralmente viva, capace di restituire non solo la partitura, ma l’atmosfera stessa della Venezia operistica del primo Settecento delineata in quel particolare contesto storico.
Fin dalle prime battute, l’ensemble diretto dallo svizzero Diego Fasolis (è a lui che si deve la bacchetta, come da prassi consolidata per la formazione) imprime alla lettura un senso di tensione drammatica continuo, mai disgiunto da una cura minuziosa del dettaglio sonoro.
L’orchestra non si limita ad accompagnare: costruisce e scolpisce l’azione, con un fraseggio elastico e un’articolazione che rende giustizia a quella “chiarezza formale” tipicamente vivaldiana. Gli archi, energici ma mai aggressivi, restituiscono l’impeto motorio che caratterizza il linguaggio del Prete Rosso, mentre il basso continuo – ricco, variegato e sempre reattivo – contribuisce a vivificare il tessuto drammatico, quasi fungendo da motore invisibile delle passioni.
L’opera stessa, concepita nel pieno della maturità creativa di Vivaldi, emerge in questa registrazione come un autentico laboratorio teatrale. Il libretto di Antonio Marchi, con la sua sapiente alternanza di ironia, intrigo politico e pathos sentimentale, trova un corrispettivo musicale perfettamente calibrato: arie di furore si alternano a momenti di intima malinconia, senza mai perdere coerenza narrativa.
I Barocchisti colgono appieno questa dialettica, enfatizzando i contrasti senza indulgere in manierismi: ogni aria appare come un microcosmo espressivo, ma sempre integrato in una visione d’insieme organica.
Sul piano vocale, il cast si dimostra all’altezza di un repertorio che esige tanto virtuosismo quanto intelligenza interpretativa. Le voci si muovono con agilità nelle colorature, ma ciò che colpisce maggiormente è la capacità di delineare caratteri distinti. Gli affetti – amore, odio, ambizione, fedeltà – non rimangono categorie astratte, ma si concretizzano in accenti, dinamiche e scelte agogiche che restituiscono la complessità psicologica dei personaggi.
In tal senso, l’ascolto rivela quanto Vivaldi operista, spesso considerato in secondo piano rispetto al Vivaldi strumentale, fosse invece capace di un teatro incisivo e moderno. Particolarmente riuscita è la gestione dei recitativi, spesso trascurati in altre produzioni: qui risultano fluidi, teatralmente credibili, mai semplici momenti di raccordo.
Il continuo li sostiene con discrezione ma anche con inventiva, contribuendo a mantenere viva la tensione narrativa. Questo aspetto è fondamentale per comprendere la riuscita complessiva della registrazione, che appare costruita non come una mera successione di numeri musicali, ma come un vero spettacolo sonoro.
Dal punto di vista estetico, l’incisione sembra dialogare idealmente con il contesto veneziano del 1715-1716: una città che, pur circondata da instabilità politiche, trova nell’opera un luogo di sintesi tra intrattenimento e riflessione. I Barocchisti riescono a restituire proprio questa duplice dimensione: da un lato la brillantezza spettacolare, dall’altro quella sottile inquietudine che attraversa la drammaturgia di Marchi e si riflette nelle pieghe della musica.
In definitiva, questa ''Costanza trionfante'' si impone come una delle letture più convincenti del teatro vivaldiano oggi disponibili. Non si tratta solo di un recupero di repertorio raro, ma di una vera e propria riscoperta interpretativa, che illumina la centralità dell’opera nella poetica di Vivaldi e, al contempo, la vitalità di una tradizione esecutiva capace di parlare al presente. (Andrea Rossi)