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CLAUDIO COJANIZ & ANTONINO PULIAFITO  "Zec"
   (2026 )

Con ''Zec'', Claudio Cojaniz firma il suo sesto progetto in duo, una formula che negli anni è diventata una sorta di laboratorio privilegiato per il pianista friulano, sempre alla ricerca di interlocutori capaci di trasformare l'incontro musicale in un esercizio di ascolto reciproco.

Questa volta il partner è Antonino Puliafito, violoncellista del Teatro La Fenice di Venezia, e la scelta si rivela particolarmente felice: raramente si avverte una tale sintonia tra due strumenti così diversi per natura e tradizione.

Il titolo dell'album racchiude già una chiave interpretativa. ''Zec'' è una parola uzbeka che indica un prigioniero che anela alla libertà, e l'intero lavoro sembra svilupparsi attorno a questa tensione continua tra vincolo ed evasione, tra forma e improvvisazione, tra scrittura e istinto.

Non c'è mai un momento in cui il pianoforte di Cojaniz cerchi di imporsi sul violoncello di Puliafito, né viceversa: entrambi sembrano piuttosto impegnati a trovare spiragli, passaggi segreti, aperture inattese dentro strutture musicali che potrebbero apparire rigorose ma che in realtà sono attraversate da una costante esigenza di respirare.

Il pianoforte disegna paesaggi armonici che oscillano tra jazz, musica contemporanea e suggestioni cameristiche, mentre il violoncello risponde con una voce calda e profondamente narrativa. Puliafito evita qualsiasi atteggiamento puramente ornamentale: il suo strumento diventa un vero coprotagonista, capace di cantare, interrogare, provocare e sostenere il discorso musicale con una gamma timbrica ricchissima.

La formazione classica del violoncellista emerge nella precisione del fraseggio, ma è la sua disponibilità al dialogo improvvisativo a rendere il progetto così convincente. La forza di ''Zec'' risiede proprio nell'equilibrio. Cojaniz, forte di un'esperienza ormai consolidata nell'arte del duo, sa lasciare spazio al silenzio quanto al suono, alla pausa quanto all'affermazione.

Ogni brano sembra nascere da una conversazione intima, dove le idee si sviluppano senza fretta e senza la necessità di dimostrare qualcosa. Ne deriva un ascolto coinvolgente e profondamente umano, nel quale la libertà evocata dal titolo non viene descritta ma praticata, attraverso una musica che rifiuta gabbie stilistiche e appartenenze troppo rigide.

Più che un semplice incontro tra un pianista jazz e un violoncellista proveniente dal mondo orchestrale, ''Zec'' è la testimonianza di come due sensibilità possano convergere in un linguaggio comune, fatto di curiosità, rispetto e continua ricerca. Un disco raffinato, intenso e mai prevedibile, che conferma la straordinaria attitudine di Claudio Cojaniz al dialogo musicale e mette in luce le qualità interpretative di Antonino Puliafito in una veste insolita e affascinante.

Siamo in presenza di un lavoro che parla di libertà senza proclami, affidandosi esclusivamente alla forza espressiva della musica. (Andrea Rossi)