MESMER "Terrain vague II"
(2026 )
In un panorama sonoro contemporaneo sempre più affollato di stimoli, ''Terrain Vague II'' dei Mesmer, uscito per Arbitrary Records, si impone come un invito alla decelerazione.
Il secondo album del trio danese non cerca di catturare l'attenzione attraverso effetti spettacolari o dinamiche travolgenti; al contrario, costruisce un ambiente da abitare, uno spazio d'ascolto che richiede presenza, pazienza e disponibilità all'immersione.
Il titolo suggerisce già una dimensione liminale, un territorio indefinito sospeso tra ciò che è naturale e ciò che è costruito dall'uomo. Le registrazioni ambientali raccolte a Læsø, Frederikshavn e Aalborg costituiscono il cuore pulsante del progetto.
Porti, coste e margini urbani non vengono utilizzati come semplici elementi decorativi, ma diventano materia narrativa. Ogni suono porta con sé una memoria, una traccia di vita umana e geografica che i Mesmer trasformano in una trama densa di suggestioni.
La forza del disco risiede proprio nella capacità di integrare questi frammenti di realtà all'interno di una scrittura elettroacustica raffinata e profondamente organica. Sintetizzatori, tromba, percussioni e sistemi modulari dialogano con le registrazioni sul campo senza mai sovrastarle.
L'equilibrio tra improvvisazione e costruzione compositiva appare estremamente maturo: nulla sembra casuale, eppure tutto conserva la freschezza e l'imprevedibilità dell'istante. L'esperienza d'ascolto si sviluppa come un viaggio lento attraverso paesaggi sonori in continua trasformazione.
Ci si muove tra zone di quiete contemplativa e momenti di sottile tensione, seguendo percorsi che sembrano emergere spontaneamente dal materiale acustico. È una musica che non descrive i luoghi da cui proviene, ma ne assorbe le atmosfere e le restituisce sotto forma di percezioni, ricordi e sensazioni.
La lunga collaborazione tra Emil Jensen, Victor Dybbroe e Anders Filipsen si avverte in ogni dettaglio. Dopo oltre quindici anni di attività condivisa tra musica, cinema, radio e arti installative, il trio possiede un linguaggio comune raro per coesione e sensibilità.
''Terrain Vague II'' rappresenta infatti un ulteriore affinamento della loro poetica: un lavoro che evita tanto l'astrazione fine a sé stessa quanto il facile descrittivismo ambientale. In un'epoca segnata dalla velocità, dal rumore costante e dalla frammentazione digitale, l'album assume quasi una valenza politica.
I Mesmer propongono un ascolto attento come forma di resistenza, restituendo al suono la capacità di creare relazioni nuove con il tempo e con lo spazio. Non offrono evasione, ma una diversa modalità di presenza.
''Terrain Vague II'' è un disco elegante, profondo e sorprendentemente sensuale nella sua delicatezza. Un'opera che trova significato nei dettagli e nelle sfumature, capace di trasformare il paesaggio sonoro in esperienza umana condivisa.
Per chi è disposto a rallentare e ad ascoltare davvero, i Mesmer aprono una porta su un mondo ricco di risonanze e possibilità. Uno dei lavori elettroacustici più convincenti e meditativi degli ultimi tempi. (Andrea Rossi)