LORENZO GOCCIA "Non volevo uscire"
(2026 )
Ci sono dischi che cercano di raccontare il presente attraverso slogan, e altri che lo fanno insinuandosi nelle sue crepe. ''Non volevo uscire'', nuovo lavoro di Lorenzo Goccia, appartiene decisamente alla seconda categoria.
Lo “scrivano canterino” – sua auto-definizione, che lo rappresenta meglio delle più convenzionali etichette di scrittore o cantautore – costruisce un percorso fatto di osservazioni taglienti, personaggi sghembi e frammenti di quotidianità, che finiscono per comporre un ritratto lucido e inquieto della contemporaneità.
L'album si muove come un ideale viaggio attraverso alcune delle contraddizioni più evidenti del nostro tempo. Goccia osserva il mondo senza indulgere nel moralismo, preferendo l'arma dell'ironia e quella, forse ancora più efficace, del disincanto.
Le canzoni sembrano spesso pagine di un diario o racconti brevi messi in musica, in cui la parola conserva un ruolo centrale senza mai soffocare la dimensione melodica. Il cuore del disco è rappresentato dalle riflessioni sulle relazioni umane, raccontate con una scrittura che alterna sarcasmo e vulnerabilità.
In brani come “Indifferenziato” e “Verme Solitario”, Goccia mette in scena legami consumati dall'incomunicabilità e dalla distanza emotiva, fotografando con precisione chirurgica il senso di alienazione che attraversa molte delle nostre vite.
Ancora più intensa è “Digiuno”, impreziosita dalla partecipazione di Elisabetta Serio al pianoforte: qui il racconto si fa più raccolto e introspettivo, e la delicatezza dell'arrangiamento amplifica il peso delle parole senza mai cadere nel sentimentalismo.
Ma sarebbe riduttivo definire ''Non volevo uscire'' soltanto un disco introspettivo. C'è infatti una vena satirica costante che emerge con forza in “Italiano Nero”, brano che vede la partecipazione di Seb alla voce.
È uno dei momenti più brillanti dell'album: un esercizio di ironia amara che mette a nudo stereotipi, paure e contraddizioni identitarie, confermando la capacità dell'autore di affrontare temi complessi senza perdere leggerezza e spirito critico.
Dal punto di vista stilistico, Goccia si muove in un territorio personale, a metà strada tra canzone d'autore, narrativa e spoken word. Non cerca soluzioni facili né ritornelli immediatamente consolatori; preferisce accompagnare l'ascoltatore in un percorso che richiede attenzione, ma che restituisce molto a chi accetta di seguirlo.
La chiusura dell'album è affidata a una scelta sorprendente. “Sarà perché ti amo”, classico intramontabile dei Ricchi e Poveri, viene completamente destrutturata e ricomposta. Della travolgente leggerezza dell'originale resta soltanto un'eco lontana: la melodia viene stravolta, rallentata e trasformata in un sussurro malinconico.
È una rilettura coraggiosa, quasi irriconoscibile, che non cerca l'effetto nostalgia ma utilizza una canzone conosciutissima per parlare di assenze, memoria e fragilità.
''Non volevo uscire'' è un album che conferma Lorenzo Goccia come una figura difficilmente classificabile nel panorama italiano. Più che un semplice cantautore, è davvero uno scrivano che canta: qualcuno che usa la musica come estensione naturale della scrittura e la scrittura come strumento per interrogare il presente.
Un lavoro intelligente, ironico e profondamente umano, capace di far sorridere mentre mette a disagio e di far riflettere senza mai rinunciare al piacere dell'ascolto. (Andrea Rossi)