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L'ACHÉRON & FRANÇOIS JOUBERT-CAILLET  "Soleils de septembre"
   (2026 )

Più che un semplice omaggio ad Astor Piazzolla, ''Soleils de septembre'' è una raffinata meditazione musicale sull'incontro che cambiò il corso della sua vita artistica: quello con Nadia Boulanger nella Francia degli anni Cinquanta.

L'Achéron e François Joubert-Caillet costruiscono un programma di rara intelligenza, nel quale biografia, memoria e invenzione si fondono in una narrazione sonora che supera il concetto tradizionale di antologia.

Il punto di partenza è ben noto: un Piazzolla poco più che trentenne giunge a Fontainebleau con l'ambizione di diventare un compositore “colto”, desideroso di affinare la propria scrittura accademica sotto la guida della più autorevole pedagoga del tempo.

Fu proprio Boulanger a comprendere che la vera originalità del musicista argentino non risiedeva nell'imitazione dei modelli europei, bensì nella capacità di sublimare il linguaggio del tango. Da quella intuizione nacque il Piazzolla che il mondo avrebbe conosciuto.

''Soleils de septembre'' prende vita precisamente in questo spazio di trasformazione, esplorando il momento in cui identità e influenza si incontrano senza annullarsi. L'idea più affascinante del progetto è la presenza del consort di viole da gamba, cifra distintiva di L'Achéron.

Lungi dall'essere un espediente estetico, il timbro antico delle viole diventa una lente attraverso cui osservare i legami invisibili tra repertori apparentemente lontani. Le linee malinconiche del tango si vestono di colori rinascimentali e barocchi, mentre la polifonia antica sembra riscoprire una sorprendente affinità con le tensioni e le nostalgie della musica argentina.

Il programma intreccia con naturalezza mondi diversi: Bach dialoga con Gardel, Stravinsky incontra Piazzolla, mentre sullo sfondo si percepiscono le ombre luminose di Gabriel Fauré e Lili Boulanger. Non si tratta però di un collage culturale.

Joubert-Caillet e i suoi musicisti evitano ogni didascalismo, preferendo mettere in evidenza le risonanze emotive e spirituali che attraversano le opere. Il risultato è un percorso coerente, quasi narrativo, nel quale ogni brano sembra preparare il successivo.

Particolarmente riuscita è la restituzione del Piazzolla parigino, ancora in cerca della propria voce ma già attraversato da quell'inquietudine creativa che avrebbe generato il nuevo tango. L'ensemble coglie con sensibilità questo momento di passaggio, privilegiando la trasparenza delle linee e l'eleganza del fraseggio rispetto a qualsiasi enfasi passionale.

Ne emerge un ritratto meno conosciuto del compositore, più intimo e riflessivo, ma non per questo meno intenso. Dal punto di vista interpretativo, ''Soleils de septembre'' colpisce per la qualità del suono e per l'equilibrio tra rigore filologico e libertà espressiva.

Le viole cantano con una morbidezza quasi vocale, creando un tessuto sonoro caldo e avvolgente che rende credibili tanto le pagine antiche quanto quelle novecentesche. L'ascoltatore viene così condotto in un territorio sospeso, dove secoli e geografie diverse convivono senza attrito.

In definitiva, ''Soleils de septembre'' è un disco colto ma profondamente comunicativo, che racconta una delle più fertili contaminazioni della storia musicale del Novecento. Non celebra soltanto Piazzolla e Nadia Boulanger: ne mette in scena il dialogo, l'ascolto reciproco, la fiducia nella possibilità che un'identità artistica si rafforzi proprio attraverso l'incontro con l'altro.

Un album poetico e sorprendente, capace di trasformare una pagina di storia della musica in un'esperienza sonora viva, magica e autenticamente unica. (Andrea Rossi)