ROMEO "Deja vu letters"
(2026 )
E’ sempre gustoso constatare come, nelle retrovie degli spartiti italiani, si possano ancora annidarsi piacevoli sorprese, in special modo, quando i rimandi a certi generi considerati, a primo acchito, un po' datati, invece esprimono tutt’oggi tanta vitalità, alla faccia dei denigratori e di chi arriccia il naso.
Il debut-album “Deja Vu Letters” dei Romeo non nasconde certi accostamenti a gloriose band di rock seventies/eighties come UFO, Cheap Trick e Thin Lizzy, ma fa sì che la loro espressività si sviluppi con fierezza esecutiva, sebbene dei fraseggi non brillino di originalità, ma possono tranquillamente essere esposti con maestria.
Nato da un paio d’anni, il combo capitanato da Max Colliva (già con The Loyal Cheaters e Ricky Rat) propina un’ottima energia disseminata in brani come “Frankfurt Light”, “Romeo (A loyal borderline)”, “Soul Stiller” e “No more chances”, guidati da coriaceo guitar-work e un drumming nervoso ma efficace, mentre in “Italian Guy” ci scorgo quel narrato basso che ricorda il fluire dei Clash: piglia e porta a casa!
La grinta riparte in pompa magna con “No more chances” e “I need to know” e ci si diverte alla grande! Un po' di power-ballad non guasta ed allora lasciate che sfili in passerella l’ammiccante “What’s Going on”, mentre per dirci bye-bye i ragazzi tengono su i giri armonici con la ruvida ed inebriante “Demolition Man”, oscillante tra Stereophonics e gli Stones più in palla.
A tirar le somme: “Deja Vu Letters” espone in vetrina enfasi e romanticismo con incastri piazzati ad arte, benché una maggior attenzione alle varianti per l’orecchio avrebbero giovato maggiormente, però occorre riconoscere ai Romeo che un debutto così rende onore al merito di esser stati capaci (in un solo biennio d’attività) ad uscire a testa alta in una sfida non facile.
Rètro è bello: provare per credere! (Max Casali)