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IVAN VALENTINI  "Camera funky"
   (2026 )

Con ''Camera Funky'', Ivan Valentini firma uno dei lavori più maturi e insieme più audaci della propria carriera, un album che non si limita a esplorare il linguaggio del funk, ma lo utilizza come piattaforma per condensare oltre trent'anni di ricerca musicale tra black music, rock, jazz contemporaneo e sperimentazione colta.

Il risultato è un disco che sfugge alle definizioni più immediate, capace di coniugare istinto e costruzione, energia fisica e raffinatezza compositiva. Fin dalle prime tracce emerge la volontà di spingere il suono verso una dimensione più concreta, quasi tattile.

I groove sono solidi, spesso abrasivi, costruiti su linee di basso pulsanti e riff che si insinuano nella memoria con un'insistenza quasi ipnotica. Ma sarebbe riduttivo parlare di ''Camera Funky'' come di un semplice album funk: Valentini utilizza infatti il genere come motore propulsivo, piegandolo a una scrittura complessa che ama i tempi dispari, le polimetrie e le strutture articolate senza perdere il contatto con la forza comunicativa della musica.

L'aspetto più interessante del disco risiede proprio nell'equilibrio tra questi elementi apparentemente inconciliabili. Da una parte c'è il richiamo alla corporeità della black music, al movimento, alla pulsazione; dall'altra una costante tensione verso la ricerca formale, che si manifesta in profili melodici spigolosi, soluzioni armoniche imprevedibili e persino in fugaci incursioni nel territorio della dodecafonia.

Eppure nulla appare intellettualistico o autoreferenziale: ogni scelta sembra nascere da una necessità espressiva precisa, mantenendo l'ascolto vivo e coinvolgente. In questo senso ''Camera Funky'' rappresenta la naturale prosecuzione del percorso inaugurato con ''Rust & Blue''. Se il disco precedente aveva già mostrato il desiderio di superare i confini del jazz tradizionale, qui quella visione trova una sintesi ancora più personale e convincente.

La scelta di confermare il basso elettrico al posto del contrabbasso non è soltanto una questione timbrica: diventa una dichiarazione d'intenti, la ricerca di una sonorità più materica, incisiva e contemporanea, perfettamente coerente con l'identità del progetto.

Fondamentale è il contributo della band, autentico valore aggiunto dell'album. Luca Perciballi alla chitarra e Alessio Bruno al basso elettrico dimostrano una profonda sintonia con il linguaggio di Valentini, alternando precisione e libertà espressiva con grande naturalezza. Matteo Pontegavelli alla tromba aggiunge colori e aperture melodiche che ampliano continuamente l'orizzonte sonoro, mentre Nelide Bandello fornisce una base ritmica dinamica e imprevedibile, capace di sostenere le architetture più complesse senza sacrificare il groove.

Ciò che colpisce maggiormente è la coesione dell'insieme. Pur attraversando linguaggi differenti e affrontando materiali compositivi spesso sofisticati, ''Camera Funky'' mantiene una forte identità narrativa. Ogni brano sembra parte di un disegno più ampio, nel quale la contaminazione non è esercizio stilistico ma un autentico metodo creativo.

Con questo lavoro Ivan Valentini conferma la propria capacità di rimettersi continuamente in discussione, evitando tanto la replica di formule consolidate quanto la sperimentazione fine a sé stessa. ''Camera Funky'' è un album che richiede attenzione ma restituisce molto all'ascoltatore: energico, intelligente e sorprendentemente equilibrato, rappresenta una tappa significativa nel percorso di un musicista che continua a evolversi senza perdere coerenza e personalità.

Un'opera intensa e stratificata che fa convivere l'urgenza del funk con l'ambizione della ricerca contemporanea, confermando Ivan Valentini come una delle voci più originali della scena musicale italiana indipendente. (Andrea Rossi)