recensioni dischi
   torna all'elenco


MATTIAS MUCHE BONECRUSHER  "12 trombones & percussion - Densities"
   (2026 )

Ci sono dischi che si ascoltano e dischi che ai quali si viaggia letteralmente attraverso.

''12 trombones & percussion - Densities'', firmato per Hat Hut Records da Matthias Muche con il suo monumentale ensemble Bonecrusher e l'apporto decisivo del percussionista olandese Etienne Nillesen, appartiene senza dubbio alla seconda categoria.

È un'opera che non cerca l'immediatezza né la seduzione melodica, ma costruisce uno spazio sonoro da abitare, un organismo in continua mutazione che cresce, si contrae e si rigenera sotto gli occhi, o meglio sotto le orecchie, dell'ascoltatore.

Muche, figura centrale della scena improvvisativa di Colonia, compositore, ricercatore del suono e soprattutto trombonista di rara sensibilità tecnica ed espressiva, orchestra qui una massa compatta di dodici tromboni che non vengono mai utilizzati come semplice sezione d'insieme.

Al contrario, l'ensemble agisce come una gigantesca macchina respiratoria: una creatura collettiva che emette flussi, vortici, armonici e risonanze in costante trasformazione. Le densità del titolo non sono quindi soltanto accumuli sonori, ma veri e propri stati della materia musicale.

Il lavoro sulle sovrapposizioni timbriche è impressionante. I tromboni si aggregano in blocchi compatti per poi sgretolarsi in filamenti microscopici, creando texture che ricordano talvolta la musica spettrale contemporanea, talvolta certe pratiche del minimalismo processuale, pur mantenendo una forte impronta improvvisativa.

Muche dimostra una notevole capacità di controllare il caos apparente, lasciando che le energie collettive si manifestino senza mai abbandonare una precisa visione formale.

In questo contesto il contributo di Etienne Nillesen risulta fondamentale. Parlare semplicemente di "batteria" sarebbe riduttivo. Il percussionista olandese continua la sua personale esplorazione delle infinite possibilità sonore dello strumento, trasformando pelli, metalli e risonanze in materia compositiva.

Il suo approccio non si limita alla costruzione ritmica: genera un articolato universo di frequenze, toni e armonie che dialogano alla pari con il monumentale corpo dei tromboni.

Nillesen costruisce una macrostruttura complessa e sorprendentemente coerente. Al suo interno emergono frammenti ritmici, accenti improvvisi, variazioni timbriche e contrasti dinamici che sembrano continuamente ridefinire la prospettiva dell'ascolto.

Le sue percussioni non accompagnano, ma scavano, delimitano e allo stesso tempo mettono in crisi lo spazio sonoro creato dall'ensemble. Ogni colpo, ogni sfregamento, ogni vibrazione diventa un elemento architettonico che modifica la percezione della materia orchestrale circostante.

L'aspetto più affascinante di ''12 trombones & percussion - Densities'' è probabilmente il modo in cui riesce a conciliare monumentalità e dettaglio. La massa dei dodici tromboni potrebbe facilmente sfociare nell'omogeneità, e invece il disco vive di continue micro-variazioni.

Al suo interno convivono zone di tensione quasi fisica e improvvise aperture contemplative; frequenze profonde e rugose si intrecciano con armonici luminosi e impalpabili; momenti di apparente immobilità vengono attraversati da correnti sotterranee che mantengono costante il senso di movimento.

L'ascolto richiede attenzione e disponibilità. Non è un lavoro che concede appigli immediati, ma proprio per questo restituisce molto a chi accetta la sfida. Ogni ritorno rivela nuove connessioni tra le parti, nuovi equilibri tra composizione e improvvisazione, tra struttura e spontaneità.

Con ''12 trombones & percussion - Densities'', Matthias Muche conferma la propria capacità di pensare il trombone oltre i suoi confini tradizionali e di trasformare un ensemble apparentemente monolitico in un laboratorio di possibilità sonore.

Affiancato dall'inventiva percussiva di Etienne Nillesen, realizza un'opera rigorosa e visionaria, che esplora la materia del suono come un fenomeno fisico in continua evoluzione. Un disco intenso, esigente e profondamente immersivo, destinato a lasciare un segno negli ascoltatori più curiosi della musica improvvisata contemporanea. (Andrea Rossi)