ALISON COTTON "The Gods laugh"
(2026 )
Con ''The Gods Laugh'', quinto album solista della musicista inglese Alison Cotton, l'artista raggiunge uno dei punti più alti di un percorso creativo che da oltre un decennio sta ridefinendo i confini dell'avant-folk britannico.
Uscito per Glitterbeat Records, questo è un disco che non si limita a essere ascoltato: va attraversato, come un paesaggio immerso nella nebbia dove ogni suono sembra emergere da una dimensione sospesa tra memoria, sogno e rituale.
Attiva sulla scena indipendente da quasi trent'anni attraverso esperienze fondamentali con formazioni come Saloon, The Eighteenth Day of May e The Left Outsides, Cotton ha costruito la propria carriera solista in modo quasi accidentale, a partire da una semplice pubblicazione su cassetta. Da allora, però, la sua voce artistica è diventata sempre più riconoscibile, fino a raggiungere con ''The Gods Laugh'' una maturità espressiva straordinaria.
Il cuore pulsante del disco resta la viola, strumento che nelle mani di Cotton smette di essere un semplice veicolo melodico per trasformarsi in una presenza vivente, capace di evocare droni profondissimi, lamenti spettrali e aperture contemplative.
Attorno a essa si intrecciano harmonium, pianoforte, dulcimer a percussione, flauto dolce soprano, melodica, percussioni e persino piatti sfregati con l'archetto, in un tessuto sonoro ricco eppure sorprendentemente essenziale.
Al suo fianco, il compagno e produttore Mark Nicholas contribuisce con batteria, basso e sintetizzatori, introdotti qui per la prima volta nel corpus discografico di Cotton senza alterarne l'identità, anzi ampliandone ulteriormente la tavolozza timbrica.
Come da tradizione, gran parte delle composizioni nasce dall'improvvisazione e viene registrata in un'unica ripresa, sovrapponendo progressivamente gli strumenti a strutture fondate sul drone. Questa modalità conferisce all'album un senso di spontaneità e urgenza creativa che raramente si incontra in produzioni contemporanee così stratificate.
Nulla appare rigidamente pianificato, eppure ogni elemento trova il proprio posto con una naturalezza quasi misteriosa. L'aspetto più affascinante di ''The Gods Laugh'' è la sua capacità di coniugare inquietudine e bellezza. Le atmosfere sono spesso spettrali, percorse da ombre e risonanze arcane, ma non sfociano mai nell'oscurità fine a sé stessa.
Al contrario, ogni brano sembra aprire varchi verso una dimensione contemplativa, popolata da immagini di paesaggi antichi, luoghi dimenticati e presenze invisibili. La voce di Alison Cotton, utilizzata con parsimonia ma enorme efficacia, agisce come una guida in questo viaggio, trasportando l'ascoltatore lontano dalla quotidianità verso territori emotivi difficili da definire.
Più che una raccolta di canzoni, ''The Gods Laugh'' si presenta come un'unica esperienza immersiva, dove folk psichedelico, minimalismo dronico, improvvisazione e suggestioni ambientali convivono in perfetto equilibrio. È musica che richiede attenzione e abbandono, capace di rivelare nuovi dettagli a ogni ascolto e di instaurare con chi l'accoglie un dialogo intimo e profondo.
In un'epoca sempre più dominata dalla velocità e dalla frammentazione, Alison Cotton offre un'opera che invita alla lentezza, all'ascolto e alla contemplazione. ''The Gods Laugh'' non cerca di impressionare con effetti spettacolari: preferisce insinuarsi lentamente sotto la pelle, fino a trasformarsi in una presenza persistente.
Ed è proprio questa sua natura elusiva e magnetica a renderlo uno dei lavori più affascinanti e riusciti dell'anno nel panorama della musica sperimentale e folk contemporanea. (Andrea Rossi)