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ZENOSYNE  "Zenosyne"
   (2026 )

Con ''Zenosyne'', album di debutto omonimo, il quartetto Zenosyne, conosciuto anche come Zenosyne Saxophone Quartet, si presenta al pubblico con un progetto dalla forte identità artistica, capace di coniugare ricerca musicale, apertura interculturale e una visione profondamente umana dell'esperienza sonora.

Al centro del disco vi è il ritmo, non semplicemente come elemento strutturale della musica, ma come forza primigenia che accompagna il movimento, la danza e, in ultima analisi, la relazione tra individui e comunità, passando con nonchalance attraverso l'interpretazione di repertori apparentemente lontani, quindi da Guillermo Lago a David Maslanka, da Pedro Iturralde fino addirittura a Johann Sebastian Bach.

Fin dalle prime tracce, emerge la volontà del quartetto di trasformare il sassofono in uno strumento di dialogo globale. Le composizioni raccolte in ''Zenosyne'' attraversano infatti paesaggi culturali differenti, lasciandosi ispirare da danze, metriche e tradizioni provenienti da diversi contesti geografici.

L'operazione non ha nulla di folkloristico né di illustrativo: ogni riferimento viene assimilato e rielaborato attraverso una scrittura raffinata che mantiene vive le peculiarità ritmiche e timbriche delle fonti originarie, senza rinunciare a una voce espressiva autonoma e contemporanea.

Ma il valore più significativo del progetto risiede forse nella dimensione relazionale che permea l'intero lavoro. Il quartetto costruisce un linguaggio fondato sull'ascolto reciproco, dove precisione esecutiva ed equilibrio non rappresentano meri obiettivi tecnici, bensì condizioni necessarie per la creazione di uno spazio condiviso.

Ogni intervento trova il proprio significato nella relazione con gli altri strumenti; ogni linea melodica, ogni figura ritmica, ogni sfumatura dinamica contribuisce alla definizione di un organismo collettivo in costante movimento.

L'interplay dei quattro musicisti (Luca Boscolo, Samuele Molinari, Serena Tarozzo e Martino Luxich) si rivela infatti uno degli aspetti più convincenti dell'album. La scrittura cameristica si intreccia a una notevole vitalità performativa, dando vita a dialoghi sempre fluidi e naturali. Le diverse voci del quartetto si inseguono, si sostengono e si completano con una coesione che non sacrifica mai la personalità dei singoli interpreti.

In questo senso, ''Zenosyne'' rappresenta quasi una metafora musicale della convivenza: l'armonia nasce dalla diversità e si realizza attraverso la partecipazione di ciascuno. E anche la scelta del repertorio appare coerente con questa visione. La varietà degli stili e delle suggestioni culturali non produce dispersione, ma alimenta un percorso unitario nel quale il ritmo diventa il filo invisibile che collega mondi differenti.

La danza assume così un valore simbolico oltre che musicale: è gesto condiviso, linguaggio universale, esperienza che supera confini geografici e culturali per ricondurre l'ascoltatore a una dimensione comune dell'essere umano.

''Zenosyne'' è dunque un debutto maturo e consapevole, capace di coniugare rigore interpretativo e coinvolgimento emotivo. Lo Zenosyne Saxophone Quartet dimostra non solo un elevato livello tecnico, ma soprattutto una chiara progettualità artistica, fondata sulla convinzione che la musica possa ancora essere uno spazio di incontro, ascolto e connessione.

Un disco che invita a lasciarsi guidare dal ritmo per attraversare culture, sensibilità e prospettive diverse, riscoprendo nella condivisione del gesto musicale una possibile forma di appartenenza collettiva. (Andrea Rossi)