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THE SELVA  "Mistérios negros"
   (2026 )

L'evoluzione di una band passa spesso attraverso piccoli aggiustamenti di rotta; più raramente coincide con una vera mutazione genetica.

Con ''Mistérios Negros'', quinto lavoro dei portoghesi The Selva in dieci anni di vita, ci troviamo davanti a questo secondo scenario. L'ingresso di Pedro Oliveira, batterista, percussionista ed esploratore sonoro, non rappresenta semplicemente l'arrivo di un nuovo musicista, ma l'innesco di una trasformazione profonda che ridefinisce gli equilibri e le possibilità espressive del trio.

Fin dalle prime battute, ''Mistérios Negros'' si presenta come un'opera animata da una tensione geologica costante. Il riferimento al luogo omonimo dell'isola di Terceira non è un semplice espediente evocativo, bensì il vero motore concettuale dell'album.

Le otto tracce sembrano nascere dal sottosuolo, alimentate da una forza primordiale che emerge lentamente attraverso crepe sonore, emissioni sulfuree e improvvise esplosioni di energia.

Il violoncello di Ricardo Jacinto abbandona ogni funzione melodica convenzionale per trasformarsi in una sorgente di droni irregolari e frastagliati, masse sonore che si espandono come colate laviche in lenta avanzata.

A contrasto, e al tempo stesso in simbiosi, il basso di Gonçalo Almeida produce vibrazioni profonde e inquietanti, veri e propri movimenti tettonici che sembrano scuotere le fondamenta dell'intero impianto sonoro.

È tuttavia l'apporto di Oliveira a fare la differenza: i suoi piatti scintillano come riflessi incandescenti su rocce vulcaniche, mentre le percussioni introducono una dinamica mobile e imprevedibile che alimenta continuamente la tensione narrativa.

La grande novità risiede nella dimensione elettroacustica, che amplia sensibilmente il vocabolario della band. L'elettronica non interviene come semplice ornamento o strato aggiuntivo, ma agisce come una sorta di coscienza collettiva.

Invisibile e presente ovunque, connette gli strumenti, amplifica le risonanze e moltiplica le prospettive sonore. Il risultato è un ecosistema complesso e stratificato nel quale ogni elemento sembra rispondere agli impulsi degli altri attraverso una rete di relazioni quasi telepatiche.

L'ascolto restituisce immagini straordinariamente vivide. Si percepiscono coste battute dal vento, pareti di crateri, pendii lavici e laghi vulcanici immersi in una foschia densa e narcotizzante. Eppure ''Mistérios Negros'' evita accuratamente il rischio della descrizione paesaggistica fine a sé stessa.

The Selva non illustrano il territorio: ne traducono i processi interni, la sua energia sotterranea, il continuo dialogo tra creazione e distruzione che caratterizza ogni paesaggio vulcanico. Dal punto di vista improvvisativo, il trio raggiunge qui uno dei suoi momenti più convincenti.

Le interazioni tra i musicisti appaiono istintive eppure estremamente consapevoli, capaci di alternare densità soffocanti e improvvise aperture con una naturalezza impressionante. Ogni brano evolve come un organismo vivente, seguendo traiettorie imprevedibili ma mai casuali.

Con ''Mistérios Negros'', i Selva confermano la propria capacità di rinnovarsi senza rinnegare la propria identità. L'arrivo di Pedro Oliveira spalanca nuove possibilità timbriche e narrative, arricchendo un linguaggio già distintivo con una sensibilità materica ed elettroacustica di straordinaria efficacia.

È un album che non si limita a essere ascoltato: si attraversa, come un paesaggio vulcanico in continua trasformazione, immersi tra vapori, rocce incandescenti e misteriose energie sotterranee. Un lavoro intenso, visionario e profondamente immersivo, tra le uscite più affascinanti della recente produzione improvvisativa europea. (Andrea Rossi)