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DANIELE BERDINI & LUCA ROMAGNOLI  "Nuances – Saxophone music from Salon to City"
   (2026 )

''Nuances – Saxophone Music from Salon to City'', interpretato da Daniele Berdini e Luca Romagnoli, è molto più di una semplice antologia per sassofono e pianoforte: è un percorso storico e culturale costruito con intelligenza narrativa, capace di raccontare l'evoluzione di uno strumento che, fin dalla sua nascita, ha abitato territori diversi senza mai appartenere completamente a uno solo.

Il merito maggiore del disco risiede proprio nella sua concezione: non una successione di pagine celebri o rare, ma una vera drammaturgia musicale che segue il sassofono dalle eleganze del salotto ottocentesco fino al dinamismo inquieto della metropoli novecentesca.

Il viaggio prende avvio dalla Parigi di Jules Demersseman, figura decisiva nella definizione della prima identità concertistica dello strumento voluto da Adolphe Sax. In queste pagine emerge il volto più nobile del sassofono, quello della cantabilità luminosa e della raffinatezza melodica.

Berdini ne valorizza la morbidezza timbrica e la naturale vocazione al canto, evitando ogni compiacimento virtuosistico fine a sé stesso e restituendo invece la grazia di una scrittura che cercava di accreditare il nuovo strumento all'interno della tradizione colta europea.

Da qui il programma si sviluppa lungo un arco coerente che mette in luce la straordinaria duttilità espressiva del sassofono. Nella Sonata di Hindemith la materia sonora si fa più severa e architettonica: il dialogo con il pianoforte assume una dimensione quasi cameristica in senso classico, sostenuta da una lettura rigorosa ma mai asciutta.

Berdini e Romagnoli colgono con precisione l'equilibrio tra disciplina formale e tensione espressiva che caratterizza la scrittura del compositore tedesco, mostrando come il sassofono possa inserirsi con piena autorevolezza nella grande tradizione della musica da camera del Novecento.

Un momento particolarmente significativo del disco è rappresentato dalla presenza di Ida Gotkovsky, erede della grande scuola francese del sassofono. La sua scrittura esalta la ricchezza cromatica dello strumento e ne amplia le possibilità timbriche con una fantasia sempre controllata da una salda struttura compositiva.

Qui l'interprete trova terreno ideale per mettere in evidenza la varietà delle sfumature dinamiche e coloristiche che danno senso al titolo stesso dell'album: le "nuances" non sono soltanto gradazioni sonore, ma differenti identità culturali e stilistiche che il sassofono è capace di assumere.

L'approdo finale verso Schulhoff e Gershwin apre invece le porte alla città moderna, ai suoi ritmi irregolari, alle suggestioni del jazz e della danza. È la seconda anima immaginata da Adolphe Sax: accanto alla nobiltà del canto emerge la seduzione del ritmo.

Berdini affronta questo repertorio con naturalezza, senza forzare il linguaggio jazzistico ma lasciandone affiorare la vivacità e il carattere urbano. Romagnoli, dal canto suo, costruisce un sostegno pianistico sempre partecipe, contribuendo in modo determinante alla fluidità narrativa dell'intero progetto.

Ciò che rende particolarmente riuscito ''Nuances – Saxophone music from Salon to City'' è la capacità di mostrare il sassofono come autentico strumento di frontiera: aristocratico e popolare, accademico e cittadino, capace di accogliere la romanza e il blues, la sonata e la danza, la sala da concerto e l'immaginario della strada.

Ogni tappa del programma illumina una sfaccettatura diversa di questa identità multiforme, mentre l'ordine dei brani costruisce una traiettoria storica convincente e mai didascalica. Grazie all'intesa tra Daniele Berdini e Luca Romagnoli, il disco riesce così nell'impresa non comune di coniugare valore documentario e qualità interpretativa.

Il risultato è un ascolto coinvolgente e colto, che racconta una piccola ma significativa storia della musica moderna attraverso uno strumento la cui voce continua ancora oggi a sfuggire a ogni definizione univoca. In questo senso, questo è un album che non si limita a presentare un repertorio: ne rivela le connessioni profonde, restituendo al sassofono tutta la complessità e il fascino della sua vicenda culturale. (Andrea Rossi)