RAFFAELE LA RAGIONE "Mandoline - Dans les salons fin-de-siècl"
(2026 )
Ci sono dischi che nascono da un’idea musicale e altri che prendono forma da una vera e propria visione culturale. ''Mandoline - Dans les salons fin-de-siècle'' appartiene decisamente alla seconda categoria.
In questo nuovo progetto discografico Raffaele La Ragione, senza dubbio il più importante mandolinista italiano della sua generazione, non si limita a offrire un’esecuzione impeccabile di un repertorio poco frequentato: ricostruisce un mondo sonoro, un gusto, un immaginario estetico che hanno accompagnato la Belle Époque europea e, in particolare, i raffinati salotti della Francia fin de siècle.
Artista generoso e inesauribile, La Ragione possiede una dote rara: far convivere uno scintillante talento musicale con una passione autentica per la ricerca storica. Da anni il musicista napoletano, classe 1986 e bresciano d’adozione, conduce un lavoro rigoroso di riscoperta che lo ha reso una figura unica nel panorama internazionale.
Non sorprende, dunque, che già nel 2020 la critica francese lo avesse accostato al leggendario Gustav Leonhardt, riconoscendogli quel medesimo equilibrio fra rigore filologico e vitalità interpretativa che distingue i veri pionieri.
Nel nuovo album, realizzato in collaborazione con il Palazzetto Bru Zane e pubblicato da Arcana, questa doppia anima emerge con particolare evidenza. Il programma ruota attorno al mandolino come simbolo dell’italianità nella cultura musicale francese tra Otto e Novecento.
Nei salotti parigini, infatti, lo strumento evocava immediatamente atmosfere mediterranee, colori operistici, sentimenti eleganti e un pizzico di nostalgia esotica. Da questa suggestione nasce un percorso che alterna trascrizioni e pagine originali, accostando Liszt, Bizet, Saint-Saëns, Gounod, Leoncavallo e molti altri autori oggi raramente associati al mandolino.
La Ragione affronta questo repertorio con una naturalezza disarmante. Il suo suono possiede una qualità vocale straordinaria: ogni frase canta, respira, prende forma con una morbidezza che evita tanto l'esibizionismo virtuosistico quanto la leziosità.
Colpisce soprattutto la capacità di differenziare i registri espressivi, passando dall'intimità cameristica al brillante spirito salottiero senza mai perdere eleganza e misura. Fondamentale è il contributo del pianista François Dumont, che suona uno splendido Pleyel del 1896 appartenente alla collezione di Pier Paolo Dattrino.
L'utilizzo di questo strumento storico non rappresenta una semplice scelta filologica, ma diventa un elemento decisivo della narrazione sonora. Le colori ambrate del Pleyel, la sua trasparenza e la sua cantabilità dialogano magnificamente con il timbro del mandolino, creando una tavolozza sonora di grande fascino e autenticità.
A rendere ancora più prezioso il progetto contribuisce la presenza del soprano Sandrine Piau, autentica icona dell'arte vocale francese. La sua partecipazione non ha nulla di ornamentale: la cantante entra perfettamente nello spirito del disco, regalando interpretazioni di grande raffinatezza e dimostrando ancora una volta quella straordinaria sensibilità stilistica che ne ha fatto un punto di riferimento assoluto nel repertorio francese.
L'aspetto forse più riuscito dell'album è, però, la sua capacità di ribaltare alcuni luoghi comuni sul mandolino. Qui lo strumento non è mai confinato nel ruolo folkloristico o pittoresco che troppo spesso gli viene attribuito. Al contrario, emerge come protagonista di una cultura musicale sofisticata, cosmopolita e colta, capace di dialogare con la grande tradizione operistica e cameristica europea.
È una riscoperta che deve molto all'intelligenza musicale di La Ragione, ma anche alla solidità della ricerca che sostiene ogni scelta repertoriale. Prezioso, infine, il corposo booklet firmato da Paul Sparks, uno dei massimi studiosi mondiali dello strumento, che offre al lavoro una cornice storica autorevole e approfondita.
Con ''Mandoline - Dans les salons fin-de-siècle'', Raffaele La Ragione firma uno dei suoi lavori più maturi e affascinanti. È un disco che conquista l'ascoltatore per la bellezza del suono e la qualità delle interpretazioni, ma che allo stesso tempo invita a guardare oltre, verso una pagina dimenticata della storia musicale europea.
Un album elegante, colto e profondamente coinvolgente, destinato a diventare un riferimento non solo per gli appassionati di mandolino, ma per chiunque ami la musica eseguita con intelligenza, passione e autentico spirito di ricerca. (Andrea Rossi)