TOM RAWORTH & GIANCARLO NINO LOCATELLI "A decent run"
(2026 )
''A decent run'', uscito per l'ottima We Insist! Records, nasce da un tempo lungo, sedimentato.
Non è soltanto un disco, ma il compimento di un dialogo artistico iniziato nel 2000 e approdato alla registrazione nel 2024, sette anni dopo la scomparsa di Tom Raworth.
Una distanza temporale che potrebbe suggerire il carattere di un omaggio postumo e celebrativo, ma che in realtà si traduce in qualcosa di più vivo e complesso: la restituzione di una presenza che continua ad agire attraverso le parole, la memoria condivisa e l'improvvisazione.
Le poesie di Raworth costituiscono l'ossatura di dieci dei dodici brani dell'album, mentre due composizioni di Steve Lacy ampliano ulteriormente il campo delle risonanze e dei rimandi. Eppure, nonostante la pluralità delle fonti, ''A decent run'' mantiene una sorprendente coesione interna.
Il merito va alla visione di Giancarlo Nino Locatelli, che costruisce un percorso in cui poesia e musica non si limitano ad accompagnarsi reciprocamente, ma si interrogano, si rincorrono e si trasformano a vicenda.
L'aspetto più affascinante del lavoro è proprio la sua natura nomade. I brani attraversano territori differenti: jazz contemporaneo, improvvisazione libera, canzone d'autore, musica cameristica, episodi quasi teatrali e momenti di intensa astrazione sonora.
Ogni traccia apre una nuova prospettiva senza mai dare l'impressione della frammentarietà. Il filo conduttore è rappresentato dall'idea della musica come pratica collettiva, come spazio condiviso nel quale le individualità trovano espressione solo in relazione alle altre.
In questo senso il disco recupera e sviluppa una delle intuizioni più riuscite di ''Ahead of July'', il concerto interamente improvvisato che aveva messo al centro una dimensione autenticamente corale. Qui quella stessa attitudine viene applicata a un materiale scritto, generando una tensione particolarmente feconda tra struttura e libertà.
Le poesie di Raworth non sono semplicemente musicate: vengono attraversate, estese, commentate dagli strumenti e dalle voci, in un dialogo serrato che mantiene intatta la loro densità linguistica.
La voce parlata e quella cantata assumono un ruolo centrale. Attorno a esse si sviluppa una trama sonora in continuo movimento, fatta di interventi solistici, contrappunti, aperture collettive e improvvise convergenze.
Gli ospiti e gli strumenti non svolgono una funzione decorativa, ma partecipano alla costruzione di un racconto comune. Ogni presenza lascia un'impronta riconoscibile e contribuisce al disegno complessivo senza mai prevalere sul resto dell'ensemble.
È proprio questa capacità di conciliare pluralità e unità a rappresentare il valore più significativo di ''A decent run''. L'album celebra l'eredità poetica di Tom Raworth senza musealizzarla; al contrario, la rimette in circolo, la espone all'imprevisto e alla vitalità dell'incontro musicale.
Ne nasce così un'opera che parla di ascolto prima ancora che di esecuzione, di comunità prima che di protagonismo. Il risultato è un lavoro intenso e generoso, capace di accogliere linguaggi diversi all'interno di una stessa visione artistica.
''A decent run'' non offre un semplice repertorio di brani, ma propone un'esperienza di attraversamento: un viaggio tra parole, immagini e suoni in cui ogni elemento contribuisce a un discorso collettivo più ampio. Un disco che conferma come l'improvvisazione, quando diventa forma di relazione, possa trasformarsi in una delle più profonde modalità di fare memoria. (Andrea Rossi)