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EUNHEE BAEK  "Franz Liszt: piano music vol. 1"
   (2026 )

Con ''Franz Liszt: Piano Music Vol. 1'', Eunhee Baek propone un programma di rara intelligenza musicale, che evita la consueta raccolta di pagine celebri per costruire invece un vero percorso spirituale attraverso oltre quarant’anni di creazione lisztiana.

L’accostamento delle giovanili ''Apparitions S.155'' al terzo e ultimo libro delle ''Années de pèlerinage S.163'' non risponde a un criterio cronologico o antologico, ma disegna una traiettoria interiore che conduce dall’ardore romantico della giovinezza alla meditazione estrema degli anni della maturità.

Le due ''Apparitions'' nascono in un momento cruciale dell’esistenza di Liszt, quando la figura di Marie d’Agoult alimenta una fantasia sonora nuova, libera dalle convenzioni formali e proiettata verso un pianismo visionario.

In queste pagine si avverte già il gusto per la trasformazione timbrica e per l’evocazione poetica: la musica sembra affiorare come un ricordo o un sogno, senza la necessità di una struttura rigidamente definita.

Eunhee Baek coglie con finezza questa dimensione quasi improvvisativa, evitando ogni enfasi virtuosistica e lasciando emergere la fluidità narrativa delle opere. Il suo tocco, luminoso e controllato, restituisce la freschezza di un Liszt ancora giovane ma già inquieto esploratore dell’invisibile.

Il cuore del disco è però rappresentato dalla ''Troisième année'', uno dei vertici più enigmatici e moderni dell’intero catalogo lisztiano. Qui il compositore guarda al mondo con occhi profondamente mutati: il paesaggio non è più descrizione, ma simbolo; la natura diventa specchio dell’anima e della memoria.

Nei due ''Cyprès de la Villa d’Este'' Eunhee Baek evidenzia la dimensione elegiaca della scrittura, facendo respirare le linee melodiche con una naturalezza che evita qualsiasi compiacimento sentimentale. Le sonorità scure e pensose dei cipressi si trasformano in meditazione sul tempo e sulla perdita.

Particolarmente riuscita è la lettura di ''Sunt lacrymae rerum'', pagina attraversata da una malinconia storica e quasi metafisica. La pianista coreana ne sottolinea il carattere contemplativo, mantenendo costante la tensione senza cedere alla retorica.

Ogni frase sembra nascere dal silenzio e ritornarvi, in una visione della musica come riflessione sul tramonto di un’epoca e, più profondamente, sulla fragilità dell’esperienza umana. Ancora più impressionante risulta la resa delle celebri ''Jeux d’eaux à la Villa d’Este'', dove Baek evita l’approccio puramente brillante per mettere in luce la straordinaria dimensione spirituale della pagina.

Le fontane della Villa non sono semplicemente un fenomeno naturale o un esercizio di virtuosismo sonoro, ma una metafora di purificazione e trascendenza. Le figurazioni liquide scorrono con trasparenza cristallina, mentre la costruzione complessiva conserva sempre un senso di slancio verso l’alto.

È proprio questa tensione ascensionale a trovare compimento nel conclusivo ''Sursum corda'', autentico testamento spirituale di Liszt. Qui la pianista dimostra una notevole maturità interpretativa, restituendo il carattere quasi liturgico della scrittura senza appesantirla.

Il risultato è un finale di intensa forza contemplativa, nel quale il compositore sembra volgere definitivamente lo sguardo oltre la dimensione terrena. Eunhee Baek, eminente pianista di Seul apprezzata per la raffinatezza delle sue interpretazioni e per l’ampiezza del suo repertorio, conferma in questa incisione la sua particolare affinità con Liszt.

La sua lettura rifugge sia il mero spettacolo tecnico sia l’eccesso di soggettivismo, privilegiando invece chiarezza formale, ricchezza timbrica e profondità poetica. Ne emerge un ritratto di Liszt sorprendentemente coerente: non il virtuoso titanico della tradizione, ma il poeta del ricordo, dell’amore trasformato in memoria e della ricerca incessante di una dimensione trascendente.

Questo primo volume si impone così come un contributo di notevole valore alla discografia lisztiana contemporanea. Più che una semplice registrazione pianistica, è un viaggio dall’apparizione alla rivelazione, dalla passione umana alla contemplazione spirituale, raccontato con sensibilità, intelligenza e autentica partecipazione artistica. (Andrea Rossi)