LUNATROPICA "Mareamaro"
(2026 )
Con ''Mareamaro'', secondo lavoro discografico dei Lunatropica, Angela Cicchetti e Ivan Imperiali raggiungono una maturità artistica che appare come il naturale punto d’approdo di un viaggio iniziato con ''Grattacieli di Basilico'', pubblicato quando il progetto si chiamava ancora Settembre.
Se quell'esordio lasciava intuire una personalità già definita, questo nuovo album ne amplia l'orizzonte, trasformando una precisa intuizione estetica in un linguaggio compiuto e riconoscibile. L'universo sonoro dei Lunatropica continua a muoversi lungo coordinate originali: un tropicalismo cinematografico che intreccia tradizione cantautorale italiana, saudade brasiliana, suggestioni mediterranee ed elettronica psichedelica.
Non si tratta però di una semplice somma di influenze. In ''Mareamaro'' ogni elemento sembra fondersi in una materia sonora fluida, capace di evocare immagini, luoghi e stati d'animo con straordinaria naturalezza. Il mare evocato dal titolo non è mai quello da dépliant turistico. È piuttosto uno spazio mentale, una dimensione simbolica che attraversa l'intero disco assumendo forme sempre diverse.
In ''Caldo'' diventa memoria sfocata e malinconica, sospesa tra nostalgia e desiderio, mentre in ''Vesuvio'' si intreccia alla percezione di un destino inevitabile, quasi mitologico. In ''Deserto'' il mare appare come promessa di salvezza, un orizzonte verso cui tendere nei momenti di smarrimento; in ''Bahia'' è invece la fuga necessaria, il miraggio di un altrove possibile.
Persino quando si manifesta come semplice traccia del passato, come accade in ''Ferragosto 2023'', conserva una forza evocativa che supera il racconto autobiografico per trasformarsi in riflessione universale sul tempo e sulla memoria.
Dal punto di vista musicale, il disco si distingue per un equilibrio raro tra raffinatezza e immediatezza. Le melodie possiedono una chiara matrice italiana, ma vengono continuamente contaminate da ritmi tropicali e accenni bossa nova.
Le chitarre acustiche di Ivan Imperiali costruiscono l'ossatura dei brani, mentre sintetizzatori analogici e texture elettroniche ne alterano delicatamente i contorni, creando un effetto di costante sospensione tra passato e futuro, tra spiaggia assolata e club immaginario.
Tra gli episodi più riusciti spicca senza dubbio ''Venezuela'', traccia che mostra il lato più energico e visionario del duo. Qui batterie elettroniche e chitarre distorte dialogano in lunghe progressioni strumentali che spezzano momentaneamente il carattere contemplativo dell'album, introducendo una tensione quasi kraut-rock che amplia ulteriormente il raggio espressivo del progetto.
Importanti anche le collaborazioni, mai ridotte a semplici apparizioni. La partecipazione di Max De Tomassi in ''Caldo'' dona autenticità e fascino alla dimensione brasiliana del brano: il suo ritornello in portoghese sembra arrivare da una frequenza radio lontana, contribuendo alla natura onirica della composizione.
In ''Peccatori a Palinuro'', invece, il featuring di San Diego aggiunge nuove sfumature narrative e rafforza quel senso di appartenenza territoriale che attraversa sotterraneamente tutto il disco, un legame con il Sud vissuto però senza alcuna retorica identitaria.
Merita una menzione speciale anche la rilettura di ''Guarda Che Luna''. Affrontare un classico così radicato nell'immaginario italiano è sempre un'operazione rischiosa, ma i Lunatropica scelgono la strada più interessante: spogliano il brano di ogni elemento superfluo e lo ricostruiscono secondo la propria estetica.
Il risultato non è una cover nostalgica, bensì una vera reinterpretazione che sintetizza alla perfezione le coordinate del duo: romanticismo notturno, eleganza rétro e fascinazione per atmosfere sospese tra cinema, memoria e sogno.
''Mareamaro'' è un disco che richiede ascolti ripetuti, perché lavora più per suggestioni che per dichiarazioni esplicite. È un album coerente e immersivo, capace di trasformare il mare in una metafora esistenziale e di costruire un immaginario sonoro che oggi appare sempre più personale.
In un panorama spesso affollato da formule prevedibili, i Lunatropica scelgono invece il rischio della contaminazione e della ricerca, consegnando un lavoro di grande fascino che conferma definitivamente la solidità e l'originalità del loro percorso artistico. (Andrea Rossi)