SPATIAL VOX "In the name of glory"
(2026 )
Puoi essere napoletano, avere anche un nome nell'ambito del teatro locale, ma nascere prima di tutto come fan dei Modern Talking.
E' quello che è successo ai fratelli Abbate, Mauro e Tony, che tra le tante loro attività mettono anche quella di essere una versione nostrana dell'antico duo germanico, con produzioni che fanno venire i lucciconi a chi, tremila anni fa, apprezzò quel che fu.
La formula è la stessa di sempre: sound anni '80, falsetti che in alcuni casi vengono operati direttamente da chi falsettava sugli album dei MT originali, poche variazioni sul tema ben sapendo che i fans di variazioni non ne vogliono.
E, tanto per non farsi mancare nulla, anche qualche titolo che ricorda quelli dei capostipiti: "Arabian soul" dove un tempo ci fu un "Arabian gold", o "Airliner 707" dove, appunto, un "Jet Airliner" fu singolo nel 1987.
Ci si potrebbe strappare i capelli dalla disperazione pensando alla mancanza di fantasia e al concetto di puro plagio, ma i seguaci del verbo degli ancestrali Bohlen-Anders sono una razza a parte, che ama il genere e non è che voglia sentire del reggae o del metal.
E allora vabbè, Abbate non avrà la voce di Anders, ma vi garantisco - e parla uno che ascolta in loop gli album originali da 40 anni - che questi curiosi figli illegittimi partenopei di quei due là hanno accolto al meglio la lezione, e si fanno ascoltare con molto, molto gusto.
L'unica differenza sta nell'immagine, se vogliamo: i due tedeschi sorridevano mostrando dentature canine a prova di bianco che più bianco non si può, gli Abbate appaiono un pochino più seri. Vedi, che non sono poi del tutto uguali? (Enrico Faggiano)