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THE KYLE DECEMBER  "I'm a decadent"
   (2026 )

In prima base, qual è l’anelito che fomenta intellettualmente un artista?

Credo che sia, essenzialmente, quello di conquistarsi una credibilità autoriale per poter procedere a testa alta, con la fierezza di sentirsi (oltremodo), identitario.

Ebbene, nel nuovo, splendido short-lenght album di The Kyle December (Stefano D’Angelo) si avvertono nettamente gli intenti citati, poiché nell’abbondante quarto d’ora d’ascolto, i sette brani previsti ti portano in atmosfere specifiche, interiori, che narrano ondate di pensiero lontano dal caos e dalla frenesia, facendo recuperare una dimensione di vita, spesso dimenticata da menti bombate di impegni fuorvianti ed impalpabili.

Con la coppia “Predestined” e “…The Orphan Pattern” si annusano già flussi folk-rock di primordine, con una disinvoltura narrativa che, in qualche frangente, rimanda ai fratelli Gallagher; e poi c’è l’intimità pregnante di “Spring”, che lascia solchi sulla pelle senza riserve.

Corredato sempre dall’adorata chitarra acustica e poco altro, l'artista ti regala il mirabile spaccato di “The Skit” come un verace storyteller, mentre sul versante di “Of Swans & Swastikas” si stendono gustose pennate ritmiche in aere sognante.

Il racconto più intimistico The Kyle December se lo gioca con la titletrack, intriso di profondità speranzosa verso il divenire esistenziale. Infine, l’intensa minimalità di “Plunge/Disillusion” chiude la kermesse di un mini-album toccante, malinconico, con risvolti fiduciosi verso un desiderato cambio di rotta, che salvi l’umanità dalla trappola di un decadentismo fuori controllo.

“I’m a decadent” è decisamente un sensibile S.O.S., lanciato con un tocco… D’Angelo. (Max Casali)