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S.A.D.O.  "Johann Fritz Tannhäuser: Der wiedergefundenen meisterwerke (live)"
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Che birbanti, quelli della Società Anonima Decostruzionismi Organici. Dopo l'invenzione dell'audiofarmaco, ora compiono un nuovo passo culturale: riportano alla luce le opere di un compositore del Novecento rimasto all'oscuro, Johann Fritz Tannhäuser. A chi conosce Wagner non passerà inosservato il cognome, e questo è un indizio di qualcosa che non scriverò qui.

Alla figura di Tannhäuser non è solo dedicato questo disco: prima è stata fondata l'Associazione Culturale “Johann Fritz Tannhäuser” (https://www.xmusic.it/associazioneculturaletannhauser/chi-siamo.html), che ha prodotto un saggio di 99 pagine a lui dedicato, scritto con rigore accademico: “Johann Fritz Tannhäuser – Un genio ai margini”. In quelle pagine si trovano i riferimenti che vengono qui pronunciati sul palco da Giovanni Battista Franco, nelle presentazioni dei brani.

Uscito per Banksville Records, “Johann Fritz Tannhäuser – Der Wiedergefundenen Meisterwerke (live)” è la registrazione del concerto dei S.A.D.O. svoltosi presso la Chiesa di S. Pietro Martire a Vercelli. Il presentatore, come ho scritto, è Giovanni Battista Franco, ma il suo parlato è parte integrante dei brani; non a caso, compare nei credits come “Sprechstimme”.

I musicisti sono Giuseppe Garavana a piano e clavicembalo, Diego Marzi a batteria e percussioni, il soprano Thy Ly Procacci che suona anche il bansuri, Daniele Mignone al basso a cinque corde, e non poteva mancare la mente dei S.A.D.O., Paolo Baltaro, qui attivo al violoncello, ai samples e a uno strumento noto a molti perché usato anche dai Radiohead: l'Ondes Martenot, strumento elettronico del 1928, che all'epoca del compositore (1898-1965) significava avanguardia.

Nell'album ascoltiamo otto brani dal titolo in tedesco, che sono una summa di tutta la ricerca musicale che da sempre contraddistingue i S.A.D.O.: avant-guarde, jazz, prog, e ognuna di queste tre etichette non è esaustiva.

In “Ouverture zu Der Prinz Auf Dem Granatäpfel”, il clavicembalo settecentesco esegue contrappunti inizialmente innocui, per poi rivelare la natura atonale e dissonante del brano. “Traum” e “Ein Tanz der Ängste” vengono presentati da Franco come parti di una trilogia, chiamata “Der Bibelschreiber”. Di Tannhäuser abbiamo disponibili solo frammenti, perché un incendio, causato dallo stesso compositore in una fase di crisi depressiva, ci ha privati di buona parte del materiale.

In “Traum”, protagonisti sono pianoforte e basso, colorati dagli arpeggi impazziti dell'Ondes Martenot, mentre la batteria suona free jazz. La voce del soprano Procacci procede autonoma, e risulta distaccata dal resto: si potrebbe isolare e non sentirebbe la mancanza del resto, e viceversa. Questa dissociazione è tipica dell'anarchia baltariana, e continua anche in “Ein Tanz der Ängste”, dove si incontrano serie dodecafoniche con un ritmo swing di batteria, ma in 6/8.

Divertente è la concezione di “Nicht Nachhaltige Zentralheizung”: con questo brano, Tannhäuser diventa l'inventore dell'unità di riverbero. Nel 1939 ha fatto piazzare la batteria nella cattedrale di Ratisbona per registrare il suono riverberato. Come testimonianza dell'accaduto, i S.A.D.O. fanno ascoltare una confusa bobina dell'epoca, per poi suonare dal vivo questo loop a suo modo “melodico”, a cui ci si fa presto l'abitudine.

Poi è il momento cinema, perché con l'avvento del sonoro, Tannhäuser decide di comporre la colonna sonora del film horror “Die Nacht der Puppen”, chiamata “Der Vorhang fällt”. Il titolo “Präludium zu einem Lügnerabend” significa “Preludio di un mentitore”, e anche questo è un secondo indizio di quel che non scriverò. Questo brano è concepito su scala esatonale, e nonostante le dissonanze ha un andamento saltellante (in staccato) e goliardico.

Il narratore ci spiega che il basso fugato di “Panthera Pardus” è di facile esecuzione, perché è un brano scritto da Tannhäuser per i bambini, per avvicinarli alla musica contemporanea. Quando si ascolta, scopriamo che il basso non è per niente semplice!

Infine, “Rund” viene presentato come il brano che più caratterizza la produzione del compositore tedesco, in quanto frutto di conversazioni col filosofo Karl Jaspers, il quale da tali conversazioni coniò la celebre massima “L'essere è tondo”, un concetto che riflette la ciclicità dell'esistenza.

Grande fantasia creativa come sempre, quella della Società Anonima Decostruzionismi Organici, che porta a far incontrare clavicembalo e Ondes Martenot, questo è davvero uno dei colpi più grossi dell'album.

Per quanto riguarda Tannhäuser, non so ancora se fare il guastafeste o il complice. Posso solo dirvi che ha una cosa in comune con un grande poeta bellunese, Claudio Giuseppe De Donà, di cui un poeta contemporaneo, Gianni Carlin, ha ritrovato in soffitta un poema del 1927... (Gilberto Ongaro)