CARLY SIMON "Comes in waves"
(2026 )
A 18 anni di distanza da ''This Kind of Love'' (2008), il ritorno discografico di Carly Simon con ''Comes in Waves'' (pubblicato il 14 agosto 2026 per Iris Records, appena dopo l’annuncio di essere in cura per Parkinson e cancro) rappresenta molto più di un semplice nuovo album.
È un saggio filosofico in musica, un'opera creata nel rifugio creativo di Martha's Vineyard che ridefinisce il concetto di urgenza espressiva per una delle icone più emblematiche del cantautorato rock americano.
L'album, composto da 12 tracce per, ahimè, soli 43 minuti, si muove fluidamente tra riflessione, confronto e accettazione sul tempo che ci è concesso per vivere, amare, soffrire, rinunciare e capire.
Confesso che da 40 anni ho un debole per questa cantante, fin dai tempi di ''Coming Around Again'' e del relativo video, che per gli appassionati dei numeri finora ha totalizzato ben 61 milioni di visualizzazioni sul canale YouTube di Carly.
Per chi non la conoscesse ecco un Bignami. Insieme a Joni Mitchell e Carole King, Simon ha scardinato i codici del pop confessionale. Brani come ''You're So Vain'' o l'intramontabile ''Anticipation'' (1971) non erano solo hit, ma manifestazioni di un'intellettualità pop acuta, sfrontata, capace di unire una sensualità prorompente a una vulnerabilità disarmante.
Carly Simon incarnava l'alta borghesia colta di New York prestata alla rivoluzione culturale, ed è giunta fino alla vittoria dell'Oscar con ''Let the River Run'' (1988) per il film ''Una donna in carriera'' grazie al suo timbro vocale vellutato e profondo.
Nella storia del rock, Simon si colloca come il ponte perfetto tra l'intimismo acustico e la grandeur melodica, una figura capace di cantare il tradimento e l'ambiguità sentimentale con una precisione chirurgica che oggi ritroviamo intatta in questo nuovo lavoro.
Non va dimenticata la sua tormentata relazione con James Taylor. Negli anni '70 incarnavano la coppia reale del folk-rock americano, una sorta di contraltare rispetto all'altra coppia tellurica, ossia quella formata da Stevie Nicks e Lindsey Buckingham dei Fleetwood Mac.
Tuttavia, dietro la facciata idilliaca e le canzoni scritte a quattro mani, il rapporto si consumò tra le dipendenze da eroina di Taylor, i reciproci tradimenti e una profonda incomunicabilità, culminando in un divorzio doloroso che portò a decenni di gelo assoluto e totale assenza di contatti diretti.
E se brani storici come ''You Belong to Me'' (1978) o gli album degli anni '80 risentivano della ferita aperta e della rabbia successiva alla rottura, ''Comes in Waves'' affronta finalmente la cicatrice in fase di guarigione. Il filo conduttore del perdono che attraversa il disco e la forte presenza dei figli della coppia, Ben e Sally Taylor, indicano che il fantasma di quella rottura traumatica è stato finalmente metabolizzato.
Il singolo di apertura, "Howl", co-scritto e prodotto con David Spencer, è una reintroduzione folgorante che mette a nudo la ferita del tradimento. La voce della Simon, oggi ottantatreenne (per la cronaca la nostra Mina ne ha 86), non nasconde i segni del tempo, ma li usa come uno strumento di precisione emotiva. La rabbia iniziale del testo non scade nel risentimento sterile, ma si evolve fluidamente verso la liberazione e il perdono.
Come afferma la stessa artista: «"Howl" si colloca in quello spazio tra il tradimento e il perdono, dove la rabbia deve essere espressa prima di poter essere liberata». Il baricentro emotivo e concettuale dell'album si trova però in ''Slowly'' (da cui è tratto il titolo del disco), una ballata incentrata sulla pazienza e sulla ciclicità del dolore e della guarigione. Nel testo, i sentimenti sorgono e si ritirano come la marea, portando con sé la silenziosa rassicurazione che anche le emozioni più intense non durano per sempre.
Si presta a un arguto esercizio di filologia la vicenda della canzone ''Share the End'': se la versione del 1971 fu incisa in un'epoca di grandi speranze e produzioni folk-rock stratificate, con arrangiamenti orchestrali imponenti e una Carly Simon ventottenne che affrontava il tema del distacco con la potenza vocale di chi sfida il future, la versione del 2026 prodotta nuovamente da Paul Samwell-Smith, subisce una metamorfosi minimalista e crepuscolare.
Spogliata degli orpelli sinfonici, la traccia si regge ora su un pianoforte scarno e sulle imperfezioni vissute di una voce matura. Il testo non è più una speculazione giovanile sulla fine, ma un consuntivo esistenziale, trasformando un brano di rabbia ed energia in una ballata di pura accettazione e quiete.
A garantire la continuità genetica e artistica del progetto interviene anche il nucleo familiare: il figlio Ben Taylor compare in tutto il progetto come cantante, musicista, produttore e autore, mentre la figlia Sally Taylor contribuisce alle voci e ha creato l'artwork per il singolo ''Howl''.
Da sottolineare anche il tocco di Paul Samwell-Smith: il ritorno del leggendario produttore (già dietro al successo di ''Anticipation'') per supervisionare il progetto imprime al disco una precisa impronta acustica che rimanda direttamente ai suoi storici capolavori degli anni '70 con Cat Stevens (come ''Tea for the Tillerman'').
Samwell-Smith applica un approccio sottrattivo: gli strumenti non lottano per lo spazio, ma valorizzano le pause, il silenzio e il riverbero naturale delle stanze della casa. Sotto la guida di Frank Filipetti, l'album rifugge le moderne compressioni digitali esasperate.
Il disco predilige tecniche di ripresa microfonica ravvicinata (in gergo tecnico close-miking) per catturare la grana attuale della voce di Carly, esaltandone le frequenze basse. Gli arrangiamenti strumentali – curati da Ben Taylor – lasciano ampio spazio al respiro acustico, ai pianoforti caldi e a chitarre mai invadenti.
Il risultato finale restituisce all'ascoltatore la sensazione fisica di trovarsi nella stessa stanza della cantautrice. Insomma, ''Comes in Waves'' non è l'album della nostalgia, o della necessità di monetizzare un successo comunque planetario e già corroborato da entusiasmanti versioni live di cui invito caldamente di ripassare online i momenti salienti, paragonandoli alle meteore di nullo spessore e zero talento proposteci oggi dalla cosiddetta industria musicale.
È il disco di un'artista che, giunta a sessant'anni dal proprio debutto solista, non ha più nulla da dimostrare ma ha ancora molto da esplorare. Carly Simon firma un'opera ancorata non al passato, ma alla chiarezza, consegnandoci un manifesto di straordinaria, fiera e intramontabile maturità emotiva.
Voto 10 e tenetelo presente per i regali di Natale, già che ci siete. Nonna, mamma e zia ne saranno contente e magari sarà anche utile per conquistare una compagna di banco che si annoia ad ascoltare Salmo, Laura Pausini e compagnia berciante. (Lorenzo Morandotti)