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BIG COUNTRY  "No place like home (25th anniversary edition)"
   (2026 )

''No Place Like Home'' è il settimo album dei Big Country, pubblicato nel 1991, e rappresenta una fase di transizione nella storia della band, con un parziale allontanamento dal sound degli esordi.

L’edizione ampliata è il doppio CD con B side, rarità e demo, successivamente associata alla denominazione ''No Place Like Home (Re Presents)''.

''No Place Like Home'' arriva in un momento particolare della storia della band scozzese. Dopo il successo straordinario degli anni Ottanta, dopo quelle chitarre capaci di evocare il respiro delle Highlands e dopo aver costruito un'identità sonora immediatamente riconoscibile, Stuart Adamson e compagni si trovano davanti a una scelta: continuare a essere ciò che il pubblico si aspetta oppure provare a cambiare.

Scelgono la seconda strada e ''No Place Like Home'' è stato, per molto tempo, un album meno compreso di quanto meritasse. Già in ''We're Not in Kansas'', dal titolo, si capisce che qualcosa è cambiato. Non siamo più nel posto conosciuto, non siamo più nel territorio sicuro dei Big Country degli esordi.

''We're Not in Kansas'' apre il disco con una sorta di dichiarazione d'intenti: il viaggio è cominciato e la destinazione non è ancora chiara. Le chitarre ci sono, ma non occupano più lo spazio che avevano un tempo. Il gruppo guarda verso il blues, verso il folk, verso un rock più sporco e meno celebrativo. È come se Adamson volesse dirci: «Non chiedetemi di tornare indietro. Non sono più quello di prima».

In ''Republican Party Reptile'' emerge il lato più ruvido della nuova direzione. Il blues e il rock americano entrano prepotentemente nel linguaggio della band, mentre l'ironia e il sarcasmo diventano parte integrante del racconto. Con ''Dynamite Lady'' arriva la melodia perché, nonostante tutto, sotto la nuova veste sonora rimane sempre quella capacità straordinaria di costruire canzoni. È un brano più morbido, più avvolgente, e ci ricorda che cambiare pelle non significa necessariamente perdere la propria anima.

La voce di Adamson è ruvida, umana, imperfetta, ed è proprio questa imperfezione a renderla vera. ''Keep On Dreaming'' è uno tra i brani che preferisco, poiché sembra quasi una carezza dopo le asperità iniziali. Continuare a sognare anche quando le cose cambiano, quando quello che avevi costruito non basta più o quando ti accorgi che la strada davanti a te è completamente diversa da quella che avevi immaginato. Forse non è un caso che proprio il sogno sia una delle parole chiave di questo album.

In ''Beautiful People'' i Big Country giocano con sonorità più vicine al folk e alla tradizione americana. È un brano luminoso, ma dentro quella luminosità c'è sempre una certa malinconia. ''The Hostage Speaks'' è uno dei brani più intensi: qui la tensione aumenta e la musica sembra diventare quasi fisica. Il titolo evoca una persona prigioniera e la sensazione che arriva è proprio quella di qualcuno che sta cercando una via d'uscita. È impossibile non leggerci anche qualcosa della condizione artistica di Adamson: essere prigionieri della propria immagine, essere riconosciuti per un suono che però non vuoi più ripetere ed essere costretti a scegliere tra ciò che gli altri amano di te e ciò che senti di dover diventare.

In ''Beat the Devil'' emerge ancora una volta il lato blues della band. Il diavolo, in fondo, può assumere molte forme: può essere una dipendenza, una paura, un fallimento, ma può essere anche il proprio passato. E, a volte, bisogna semplicemente trovare la forza di affrontarlo. ''Leap of Faith'': il titolo dice già tutto, un salto nel vuoto. E forse ''No Place Like Home'' è esattamente questo: il salto di una band che decide di non vivere eternamente della propria storia.

Con ''Ships'' il disco rallenta e diventa più intimo. Sembra arrivare da un luogo più personale, lontano dalla ricerca sonora e dalla voglia di sperimentare. ''Into the Fire'': chiudere entrando nel fuoco. Una bellissima metafora per questo album. Con il secondo CD, la ristampa acquista un valore particolare. Non siamo davanti a semplici bonus da aggiungere alla collezione. Le demo, i B side, le versioni alternative e le rarità ci permettono di guardare dentro il processo creativo.

E quando ascolti una demo, senti l'idea ancora nuda. ''Gypsy Girl'', ''Freedom Song'', ''Soul On Fire'' e le altre tracce aggiuntive diventano così fotografie di un momento creativo, non perfetto, e forse è proprio questo il bello. Stuart Adamson, in ''No Place Like Home'', appare alla ricerca di una nuova voce e di una nuova strada. Non rinnega i Big Country, ma li mette alla prova, mostrando il coraggio di cambiare.

Non è il loro disco più immediato, ma è uno dei più interessanti proprio perché racconta una band in trasformazione. Forse ''No Place Like Home'' parla proprio di questo: del coraggio di cambiare, per non rimanere fermi. VOTO: 8. (Tatiana Lucarini)