recensioni dischi
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PRYDE  "Until time"
   (2026 )

In musica, ci sono due intenti difficili (ma non impossibili) da realizzare: 1) Inventare nuovi stili, 2) Modernizzarne uno con inserti di modernità ed avanguardia che possano evitare arricciamenti di naso per il “già sentito”.

Senz’altro, la band francese dei Pryde, con i 4 brani del nuovo e.p. “Until time”, ha concretizzato il proprio sforzo verso una direzione nuova, lasciando standard abusati del metal per intraprendere il bivio di un sound più corposo e muscolare.

Questo darà loro di certo la lode della critica, poiché si trascorre una ventina di minuti totali con l’orecchio deliziato da un’esecuzione pregevole, che già si scorge all’alba di “Sisyphe”, concepita con chiarori grintosi e potenti, intrecciati con rigagnoli di prog.

Invece la titletrack naviga con massiccia gagliardia, elargendo una luminosa energia, sparata con quadratura d’intenti che la elegge come la migliore del pokerino proposto.

Si avverte come le tematiche in essere siano molto sentite dal profondo, visto che il tempo che scorre, le rinascite e battaglie interiori toccano davvero tutti noi.

Assai nervosetta ed impaziente risulta “Daruma”, che (e)spande effluvi di scosse destabilizzanti, con l’anelito di scuotere coscienze e la vita in generale.

Nulla sembra virare col sound assimilato finora con la conclusiva ed efferata “My own picture”, che tiene alta la soglia dell’attenzione uditiva con vortici di chitarre subliminali e colpi di batteria sferrati senza pietà.

Forgiati da un’esperienza live piuttosto intensa e rimarchevole, il combo transalpino mette in atto un dischetto dalla forbita energia, ricamato con grinta ed ardore, auspicando che la loro fiamma non si affievolisca in breve tempo. Comunque, merci beacoup! (Max Casali)