recensioni dischi
   torna all'elenco


DAVID MOSS  "Full house"
   (2026 )

A ben quarantadue anni dalla sua prima pubblicazione, arriva per Yatak Records una nuova versione di "Full House" di David Moss, batterista, vocalist e sperimentatore newyorkese da tempo trapiantato a Berlino.

Dopo anni di attività in compagnia di sperimentatori da tutto il mondo, nell'autunno del 1983 Moss decise di sviluppare una proposta al tempo stesso originale e rischiosa: diciannove brani in duo, quasi tutti registrati in presa diretta, senza modifiche, montaggi né sovraincisioni.

Nel disco si avvicenda con dieci partner, quasi tutti presenti più di una volta: Arto Lindsay compare in quattro brani, Christian Marclay in tre, Fred Frith, John Zorn, Bill Laswell e Phil Minton in due ciascuno.

Zorn porta sassofoni, ance e richiami da caccia in "Hand Tech" e "Husk When Time"; Marclay manipola dischi su quattro giradischi in "Fashion Like Edges" e "Amendment 5"; Laswell e Jamaaladeen Tacuma si dividono il ruolo del basso, e proprio con Tacuma prende forma "The Man With The Rain-Colored-Legs", dove Moss programma una Linn Drum e canta.

All'estremo opposto stanno le miniature: "Shout & Twist" con Lindsay si esaurisce in quarantadue secondi. Moss, oltre a batteria e percussioni, suona anche le sculture sonore di Bertoia, acqua, legno, metallo, plastica, baccelli ed elettronica minuta.

"Full House", per la sua stessa architettura, fu un'opera imprevedibile ed estremamente rischiosa, anche perché il duo resta una delle formazioni più sfidanti nell'ambito dell'improvvisazione. Proprio per questo, a tanti anni di distanza, continua a rappresentare un ritratto vivido della scena sperimentale newyorkese dei primi anni Ottanta. (Piergiuseppe Lippolis)