recensioni dischi
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PAENIL ERA  "A wilting fountain"
   (2026 )

Pâenil Era è il nome del progetto fondato quasi tre lustri fa a Timișoara, in Romania, da un’idea di Erwin Weber, che scrive, produce e pubblica attraverso la sua etichetta Neuronoir.

Il nome è un anagramma di “Pâlnie Rea”, che si può tradurre come “imbuto cattivo”: l’idea è quella di lasciar scorrere un flusso di pensieri oscuri, in una sorta di dichiarazione d’intenti che si realizza perfettamente anche nel quinto album, “A Wilting Fountain”, freschissimo di pubblicazione.

Il disco arriva a due anni di distanza da “Idle Cage” e comprende sei brani, dall’antico canto tradizionale rumeno contenuto nella breve “The Sun” a “The Maze”, episodio in cui molte delle pulsioni sviluppate nel disco sembrano venire sintetizzate.

“A Wilting Fountain” continua a vivere in equilibrio fra la violenza del black e la profondità del post metal, accogliendo anche innesti ambient e soluzioni progressive nei passaggi più articolati e complessi.

Queste anime quasi sempre coesistono all’interno dei brani, come dimostra l’evoluzione di “The Scene” e “The Braids”: il primo si apre su atmosfere black metal e si sviluppa in direzione progressive in maniera improvvisa, il secondo segue il percorso inverso.

“The Ink” continua ad alimentare una tensione solo parzialmente sciolta da “The Path”, più breve e rarefatto, che conduce verso la lunga e già citata suite finale.

Solido tanto sul piano tecnico quanto su quello compositivo, “A Wilting Fountain” conferma la bontà del progetto Pâenil Era, ormai da tempo uno dei nomi più caldi per il metal dell’Europa dell’est. (Piergiuseppe Lippolis)