recensioni dischi
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JARR  "Afterimage"
   (2026 )

La natura offre, spesso, spettacoli fascinosi come la comparsa dell’arcobaleno dopo un temporale, e la suggestione che incarna continua ad ispirare parecchi artisti.

Tra questi si annovera il duo dei Jarr, formati da Jon Attwood (Yellow6) e Ray Robinson (Wodwo), i quali rilasciano il settimo album “Afterimage”, formato da una dozzina di tracce.

Il disco è strutturato su tappeti ambient di gran classe, che trasportano all’interno di un viaggio emotivo tramite il colore. O meglio, tramite i 7 colori dell’iride: red, orange, yellow, green, blu, indigo e violet, riassunti con l’acronimo “Roygbiv”.

Ciò rappresenta uno dei due aspetti che si interconnette con il ciclo settennale, secondo il quale i nostri corpi si rinnovano completamente.

Il risvolto stra-interessante della tematica va fedelmente a braccetto con il flusso sonoro esplicato nell’oretta dell’opera: ambiziosa ma fruibile, e con trovate decisamente attraenti.

L’astrattezza di “Moring Exposure” (Yellow) è un incanto ad occhi aperti, ma la cupezza di “Before the house woke” (Cream), “Everything at once” e “Weight of it” apre ad orizzonti più miti, mentre l’eterea tenebrosità di “Tender” (Pink) lascia imprescindibilmente attoniti.

Invece, l’arpeggio insistente di “The long middle” (Green) ci fa accomodare nella creatività dei Snow Patrol più malinconici, mentre “What Stayed” (Burgundy) tocca certi trip della psichedelia PinkFloydiana.

C’è ancora da sorprendersi molto con la claustrofobica “Distance, Inward” (Purple), la catalessica “The longest hour” (Indigo) o la disarmante estraneità di “Open water” (Blue).

Poi, in coda, i Jarr piazzano la titletrack, come summa degli elementi sonori fin qui esibiti: stranezza, cupezza, risvegli e smarrimenti d’animo, che ampliano la gran capacità del duo di pennellare quadretti strumentali mesmerizzanti, ad alto tasso espressivo ed evocativo.

Bel disco, non c’è che dire: necessario per rifocillarsi dal caos quotidiano senza rimpiangere tutto ciò che è stato. Coloriamo di più la vita! (Max Casali)